Papa Francesco: alla Curia Romana, “una Curia chiusa in sé stessa cadrebbe nell’autoreferenzialità e autodistruzione”. No a “logica dei complotti” e delle “piccole cerchie”

“Una Curia chiusa in sé stessa tradirebbe l’obbiettivo della sua esistenza e cadrebbe nell’autoreferenzialità, condannandosi all’autodistruzione”. È il forte monito del Papa, nel discorso rivolto alla Curia Romana, in cui ha ricordato che “l’universalità del servizio alla Curia proviene e scaturisce dalla cattolicità del ministero petrino”. “La Curia, ex natura, è progettata ad extra in quanto e finché legata al ministero petrino, al servizio della Parola e dell’annuncio della Buona Novella”, ha spiegato Francesco: “Il Dio Emmanuele, che nasce tra gli uomini, che si fa uomo per mostrare a ogni uomo la sua vicinanza viscerale, il suo amore senza limiti e il suo desiderio divino che tutti gli uomini siano salvi e arrivino a godere della beatitudine celeste; il Dio che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi; il Dio che non è venuto per essere servito ma per servire; il Dio che ha costituito la Chiesa per essere nel mondo, ma non del mondo, e per essere strumento di salvezza e di servizio”. Il Papa ha parlato di “primato diaconale”, per descrivere “questa finalità ministeriale, petrina e curiale”, che rimanda all’immagine di san Gregorio Magno. “Questa definizione, nella sua dimensione cristologica, è anzitutto espressione della ferma volontà di imitare Cristo, il quale assunse la forma di servo”, ha detto Francesco, sottolineando che “Benedetto XVI, quando ne parlò, disse che sulle labbra di Gregorio questa frase non era una pia formula, ma la vera manifestazione del suo modo di vivere e di agire. Egli era intimamente colpito dall’umiltà di Dio, che in Cristo si è fatto nostro servo, ci ha lavato e ci lava i piedi sporchi”. “Analogo atteggiamento diaconale deve caratterizzare anche quanti, a vario titolo, operano nell’ambito della Curia romana – il monito del Papa – la quale, come ricorda anche il Codice di diritto canonico, agendo nel nome e con l’autorità del Sommo Pontefice, adempie alla propria funzione per il bene e al servizio delle Chiese”. Se il “primato diaconale” è relativo al Papa, ha sintetizzato Francesco, “altrettanto diaconale, di conseguenza, è il lavoro che si svolge all’interno della Curia romana ad intra e all’esterno, ad extra”. “Il diacono è il custode del servizio nella Chiesa”, ha ricordato Francesco, raccomandando l’atteggiamento di “comunione” e di “filiale obbedienza per il servizio al popolo santo di Dio” a “tutti quanti operano nella Curia romana, dai Capi Dicastero e Superiori agli ufficiali e a tutti”, partendo dalla consapevolezza che “la comunione con Pietro rafforza e rinvigorisce la comunione tra tutti i membri”. ” Nell’organismo umano, infatti, i sensi sono il nostro primo legame con il mondo ad extra, sono come un ponte verso di esso; sono la nostra possibilità di relazionarci”, l’esempio scelto dal Papa: “I sensi ci aiutano a cogliere il reale e ugualmente a collocarci nel reale. Non a caso sant’Ignazio di Loyola ha fatto ricorso ai sensi nella contemplazione dei misteri di Cristo e della verità”. Di qui la necessità di “superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano – nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni – un cancro che porta all’autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano”.

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