Diocesi: Cremona, ultimo numero de “La Vita Cattolica”. Don Maggi, “proseguire la stessa missione su un diverso sentiero”

“Duemilacinquecento battute. Scrivo, riscrivo, cancello, riprovo… Per assicurarmi che non siano dimenticate le parole adatte, i ragionevoli moventi. Un secolo abbondante di servizio alla comunicazione ecclesiale non si liquida in qualche capoverso. 101 anni di impegno volto a stendere sulle righe la trama degli eventi e le tracce di un cammino non si riassumono in un editoriale: è impresa eccedente lo sforzo”. Porta la firma di don Enrico Maggi, direttore dell’Ufficio diocesano delle comunicazioni sociali della diocesi di Cremona, l’editoriale con il quale si conclude l’esperienza ultrasecolare di “Vita Cattolica”, settimanale diocesano. L’ultimo numero appare con la data di oggi. “Tocca a me – direttore solo da dodici mesi – raccogliere la preziosa eredità professionale e pastorale del nostro settimanale diocesano e proseguire la stessa missione su un diverso sentiero. Me lo chiede la nostra Chiesa – dopo seria verifica e riflessione – ma anche la convinzione che il passaggio possa preludere a una rinnovata e feconda stagione di impegno”.
La comunicazione “per sua natura – e ancor più nell’attuale rapida trasformazione tecnologica – è impietosa. Non si attarda in nostalgie celebrative, non ambisce a trofei, non pone se stessa come fine del proprio operare. Esige invece l’onestà di misurare la propria efficacia, ogni giorno imparando mentre raffina strumenti e progettualità coerenti ai propri obiettivi. Anche per la comunicazione della Chiesa e nella Chiesa dobbiamo saper scegliere”. Don Maggi aggiunge: “La Chiesa cremonese intende continuare responsabilmente il dialogo e l’annuncio nel tempo che la Provvidenza le dona, cercando di intercettare – là ove si manifestano – domande e attese. Lo farà con strumenti diversi dal passato, gradualmente ma con la stessa determinazione”. “La Vita Cattolica” si congeda dunque “ringraziando lettori ed estimatori, direttori e collaboratori di oggi e di ieri. Ma affidando a ciascuno la scelta dell’ultima parola, quella che – da domani – saprà declinare l’urgenza cui la nostra missione ci obbliga”.

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