Salute mentale: fra Fabello (Fatebenefratelli di Brescia), “nostre comunità psichiatriche sono espressione della carità di Cristo?”

“I nostri malati sono tutti Gesù. Il rispetto, l’attenzione, chiamarli per nome dovrebbero essere cose normali. Di nessun malato si direbbe che è poco di buono, ma persona che ha bisogni”. Lo ha detto fra Marco Fabello, presidente dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, intervenendo al convegno “La Chiesa e la salute mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità”, organizzato, a Roma, dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e dal Tavolo nazionale per la salute mentale, in collaborazione con l’Aippc. Parlando delle vecchie strutture per il disagio psichiatrico, fra Fabello ha ricordato che “mancava la giustizia, la carità e l’attenzione umana. Come si poteva fare un discorso di pastorale in un manicomio che non era umano?”, ha aggiunto. E l’aspetto pastorale è proprio la sfida. “Seguire le persone per rafforzare la loro interiorità è già una grazia del Signore”. Durante il suo intervento, il presidente del Fatebenefratelli di Brescia ha promosso la legge Basaglia, invitando la Chiesa ad “anticipare i tempi”. “Allora cercai di favorire riforma della psichiatria che è dare risalto alla dignità della persona. Se non ci fosse stato Basaglia saremmo ancora a interrogarci su tanti problemi”. Tra cui, il numero di suicidi, che “era segnale di poca attenzione alle persone, di cure non praticate. San Giovanni di Dio ha vissuto in manicomio e lì ha meditato la volontà di uscire per fare un ospedale ‘come dico io’”. “Le nostre comunità psichiatriche sono cristiane ed espressione della carità di Cristo? Bisogna riuscire a costruirle – ha concluso – perché i malati siano rispettati, compresi e capiti. Bisogna parlare di Dio attraverso il comportamento degli uomini”.

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