Salute mentale: don Angelelli (Cei), “la Chiesa troppo spesso ha una funzione vicaria nei confronti dello Stato”

“La Chiesa troppo spesso ha una funzione vicaria nei confronti dello Stato, quella di rivestire un ruolo o svolgere compiti che altri non prendono in considerazione. I suoi compiti sono altri, ma di fronte all’uomo che soffre mai volgerà lo sguardo da un’altra parte”. Lo ha detto don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della salute, nel suo intervento, questo pomeriggio, in cui ha tracciato le conclusioni del convegno “La Chiesa e la salute mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità”, organizzato, a Roma, dall’Ufficio che dirige e dal Tavolo nazionale per la salute mentale, in collaborazione con l’Aippc. “Abbiamo bisogno di una visione integrale della persona, non dobbiamo più vedere la patologia ma la persona – ha aggiunto il direttore dell’Ufficio Cei -. A fronte di una sua visione integrale serve una sua visione integrata. E il tavolo è un esempio di risposta integrata. Continuerà il suo cammino verso il bene concreto della persona, realizzando anche percorsi di formazione e integrazione”.  Prima della conclusione del convegno, è intervenuto anche il superiore generale del Cottolengo ed ex direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale della salute, don Carmine Arice, che ha sottolineato l’esigenza per la Chiesa di “gridare le ingiustizie”. “La Chiesa afona non può essere la Chiesa di Gesù Cristo. Non possiamo abituarci a numeri e statistiche”, ha aggiunto ribadendo la necessità della “prossimità per ogni forma di sofferenza mentale”. Don Angelelli ha concluso dicendo che “la Chiesa non è afona, forse a volte non grida abbastanza. La profezia non è solo annuncio ma anche l’agire. Quindi, deve essere modello di riferimento anche in questo ambito”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia