Salute mentale: card. Turkson (Santa Sede), “non deve creare fossati individuali né impedire rapporti di autentica carità cristiana con chi ne soffre”

“La malattia mentale non deve creare fossati individuali né impedire rapporti di autentica carità cristiana con chi ne soffre. Infatti come cristiani siamo coscienti di trovare specialmente nei malati mentali la preziosa immagine di Dio”. Lo ha ribadito questa mattina il card. Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, nella sua prolusione al convegno “La Chiesa e la salute mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità” organizzato dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e dal Tavolo nazionale per la salute mentale, in collaborazione con l’Aippc. Riferendosi ai malati psichici, il card. Turkson ha fatto riferimento alla “cultura dello scarto” più volte denunciata da Papa Francesco. “Nella dottrina sociale della Chiesa – ha ricordato – c’è un frutto particolarmente significativo del lungo cammino del popolo di Dio: la difesa della vita in tutte le sue fasi, in particolare della vita sofferente, del lavoro dignitoso, della famiglia e dell’educazione”. Il prefetto ha parlato del “problema della malattia mentale” evidenziando come “i disturbi mentali colpiscono con maggiore frequenza le popolazione sfavorite dal punto di vista intellettuale, culturale ed economico”. “In un certo senso – ha ammonito – si può parlare di una guerra dei potenti contro i deboli. La vita – che in ragione della fragilità che la caratterizza richiederebbe più accoglienza, amore e cura – è ritenuta inutile o considerata un peso insopportabile e quindi rifiutata in molte maniere”. Ma “chi con la sua malattia, handicap, o più semplicemente con la sua presenza mette in discussione il benessere o le abitudini di vita di quanti sono più avvantaggiati tende ad essere visto come un nemico da cui difendersi o da eliminare”. “Questo – ha denunciato – può avvenire anche tenendo queste persone ferite in qualche recinto magari dorato o nelle riserve del pietismo e dell’assistenzialismo perché non intralcino il ritmo del falso benessere”. Turkson ha poi citato la Caritas in veritate e la Gaudium et spes. E si è soffermato sulla “dignità della persona umana, che non proviene da un governo o da un giudizio di qualche consiglio ma dalla creazione stessa di Dio. Qualcosa che ogni uomo ha, che ogni uomo condivide con l’altro”. Un passaggio è poi stato dedicato “all’unità dell’uomo”. “L’uomo – ha notato – è uno nella misura in cui è in comunione con Dio e se perde la comunione con Dio perde anche l’unità interiore sia con se stesso sia con l’altro”. “Né malattie né sofferenze – ha continuato – possono ridurre la dignità delle persone”. Riferendosi alla Laudato si’, il cardinale ha raccontato che quando è stata definita una prima bozza dell’enciclica alcuni medici e scienziati hanno chiesto se era stato valutato l’impatto dell’ambiente su malattie e salute. Anche perché “c’è un grande deterioramento della nostra casa comune che è causa di condizioni patologiche che determinano il sorgere e il diffondersi di malattie anche mentali”. Ribadendo che “l’attuale sistema è insostenibile”, Turkson ha rilevato che “la maggior parte di uomini e donne del nostro tempo vivono una quotidiana precarietà con conseguenze funeste. Aumentano alcune patologie, anche le malattie mentali, il timore e la disperazione persino nei cosiddetti Paesi ricchi. La gioia di vivere frequentemente si spegne”. “Parlare della malattia mentale significa parlare della sofferenza che le è sottesa” ma “anche la più atroce sofferenza può essere visitata dalla speranza ad opera di Dio”.

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