Papa in Bangladesh: incontro con i giovani, quando diciamo “come dico io o arrivederci” rimaniamo “intrappolati”

“È triste quando cominciamo a chiuderci nel nostro piccolo mondo e ci ripieghiamo su noi stessi”. Dialogando con i giovani nel suo ultimo appuntamento pubblico prima del congedo dal Bangladesh, il Papa ha spiegato che quando facciamo nostro il principio del “come dico io o arrivederci” rimaniamo “intrappolati, chiusi in noi stessi”: “Quando un popolo, una religione o una società diventano un piccolo mondo, perdono il meglio che hanno e precipitano in una mentalità presuntuosa, quella dell’‘io sono buono, tu sei cattivo’”. “La sapienza di Dio ci apre agli altri”, ha detto Francesco: “Ci aiuta a guardare oltre le nostre comodità personali e le false sicurezze che ci fanno diventare ciechi davanti ai grandi ideali che rendono la vita più bella e degna di esser vissuta”. “Sono contento che, insieme ai cattolici, ci siano con noi molti giovani amici musulmani e di altre religioni”, l’apprezzamento del Papa: “Col trovarvi insieme qui oggi mostrate la vostra determinazione nel promuovere un clima di armonia, dove si tende la mano agli altri, malgrado le vostre differenze religiose”. A questo proposito, il Papa ha citato un’esperienza a Buenos Aires, “in una nuova parrocchia situata in un’area estremamente povera”: “Un gruppo di studenti stava costruendo alcuni locali per la parrocchia e il sacerdote mi aveva invitato ad andare a trovarli. Così andai e quando arrivai in parrocchia il sacerdote me li presentò uno dopo l’altro, dicendo: ‘Questo è l’architetto, è ebreo, questo è comunista, questo è cattolico praticante’. Quegli studenti erano tutti diversi, ma stavano tutti lavorando per il bene comune. Erano aperti all’amicizia sociale e determinati a dire no a tutto ciò che avrebbe potuto distoglierli dal proposito di stare insieme e aiutarsi a vicenda”.

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