Servizio civile: Ambrosini (sociologo), 65% donne, 50% dal Sud. Le direttive per il futuro, “più nuovi italiani, scambi e competenze”

“L’educazione ai valori passa per la pratica dei valori stessi”: lo ha detto oggi il sociologo Maurizio Ambrosini parlando di giovani e servizio civile durante il convegno organizzato da Caritas italiana a Roma, a 45 anni dalla prima legge sull’obiezione di coscienza e a 40 anni dalla presenza dei giovani obiettori nelle Caritas diocesane. Ambrosini ha ripercorso i cambiamenti del servizio civile in questi 40 anni: “Negli albori c’è stata la fase della militanza, poi la fase della pari dignità e della diffusione di massa, quindi l’era della democratizzazione – ha ricordato -. Poi il servizio civile nazionale e la scelta volontaria, l’era della progettualità e della femminilizzazione”. Ambrosini ha fornito alcuni dati: il 65% sono donne, mentre all’origine era una esperienza prevalentemente maschile. “Un aspetto che va messo in equilibrio”, ha suggerito. È maggiore la presenza dalle regioni del Mezzogiorno (circa il 50%, di cui il 36% da Campania e Sicilia). 9 giovani su 10 sono diplomati. Nel 2015 su 33.172 domande presentate da stranieri, pari al 22,33% del totale, gli stranieri avviati al servizio sono stati soltanto 2.985, ossia l’8,40% del totale. “Questo è un aspetto problematico che va affrontato”, ha sottolineato. Con la nuova legge sul servizio civile universale approvata quest’anno Ambrosini ha individuato alcune direttrici di innovazione: “Coinvolgere di più i ‘nuovi italiani’; flessibilità delle formule temporali valutando le implicazioni organizzative; aumentare gli spazi per i giovani delle periferie tramite una valida supervisione; dare sostanza al nesso con la cittadinanza attiva; certificare le competenze acquisite; promuovere scambi ed esperienze all’estero”.

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