Libertà religiosa: rapporto ecumenico Dbk ed Ekd, “la possibilità di conversione è la prova del nove”

Il “diritto di cambiare religione” è la “prova del nove” della libertà religiosa: infatti, “solo se è legalmente riconosciuta la possibilità di cambiare, anche il rimanere in una comunità religiosa può essere compreso come espressione della libertà personale”. Questo il punto di partenza del terzo capitolo del “Rapporto ecumenico sulla libertà di religione dei cristiani nel mondo” della Conferenza episcopale tedesca (Dbk) e della Chiesa evangelica tedesca (Ekd), presentato oggi a Berlino, che in questa sua seconda edizione approfondisce proprio il tema della libertà di conversione. Si tratta di un aspetto controverso anche dal punto di vista giuridico, ricostruisce il rapporto. Ci sono Paesi in cui il cambio di religione è perseguito fino alla pena di morte (Afghanistan, Iran, Arabia saudita, Sudan); altri in cui vigono “norme penali” che di fatto hanno la stessa funzione, come le “leggi sulla blasfemia” che esistono in molti Paesi non solo “nella sfera di influenza dell’Islam (Pakistan, Yemen, Egitto, Malesia o Indonesia), ma anche in quelli storicamente influenzati dal buddismo, dall’induismo o dal cristianesimo (specialmente il cristianesimo ortodosso), come in Russia”. Alcuni Stati vietano il “proselitismo”: Marocco, Bangladesh, Armenia e Grecia, dove questo divieto è nella Costituzione. La fluidità interpretativa in questo ambito, segnala il rapporto, “dà agli Stati un ampio campo di manovra per sanzionare forme indesiderate di propaganda religiosa”. Ci sono poi Paesi, come l’Egitto o la Giordania, in cui i musulmani convertiti continuano a essere considerati come “musulmani” e i loro figli, ad esempio, costretti a essere cresciuti come musulmani; in altri, dove pure vige un “diritto familiare laico”, la conversione dà origine a “incertezze legali”, a volte fino allo scioglimento del vincolo matrimoniale o alla perdita dei diritti d’istruzione per i figli. L’elenco di pregiudizi e stigmatizzazioni sociali è altrettanto articolato e giunge fino alla situazione attuale in cui si mette in dubbio l’autenticità di un “cambiamento di religione”, con il sospetto si tratti di una strategia per poter ottenere più facilmente un permesso di asilo.

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