Servizio civile: Cesc Project, anche 30 rifugiati in servizio nei centri di Roma. Un convegno domani

A 45 anni dall’approvazione della legge 772 sull’obiezione di coscienza il coordinamento di enti di servizio civile Cesc Project riflette sulla sua storia a partire dalle testimonianze dei ragazzi titolari di protezione umanitaria o di protezione internazionale, che dal 2013 possono partecipare al servizio civile nazionale in Italia. Se ne parlerà domani, 15 dicembre, durante un convegno a Roma (sala Don Milani Cesc Project – via Lungro 1, ore 9). Nel bando 2017/18, gli operatori volontari del servizio civile titolari di protezione umanitaria e internazionale avviati al servizio in Italia con il Cesc Project sono 30, il 13% del totale. Arrivano dall’Africa, Nigeria in primis, e poi Guinea e Mali; ma anche Siria ed Egitto. La maggior parte proviene da centri di accoglienza ed ha difficoltà a parlare e scrivere in italiano anche se dopo i primi mesi di servizio ci sono grandi miglioramenti. Almeno tre hanno figli a carico nel loro Paese. Freedom, ad esempio, è nato in Liberia, a Monrovia, ed è in Italia dal 2016. Ha provato ad attraversare il mare tre volte prima di riuscire ad approdare a Lampedusa. Il viaggio via terra dal suo Paese, dove era minacciato di morte, è durato sette anni, con un lungo soggiorno in Libia. Adesso vive ad Artena e tutte le mattine parte da lì, alle 5,30, per arrivare a Roma, nel quartiere Trastevere, presso la cooperativa Agorà, dove sta svolgendo il suo anno di servizio civile. “Lavoro con persone disabili – racconta – li aiuto nelle loro necessità, andiamo a passeggio, a fare la spesa. Questa opportunità è molto importante per la mia integrazione”. Blessing invece è nata in Nigeria. A 15 anni, senza la sua famiglia, ha attraversato il deserto insieme ad altre ragazze: “Il viaggio è durato tre mesi –  ha detto – ed è stato faticoso, doloroso e molto violento”. A Lampedusa i servizi sociali, data la minore età, l’hanno presa in carico e affidata a una casa famiglia. Blessing ha svolto il servizio civile presso la Comunità Capodarco di Roma: “Dopo quello che avevo vissuto mi ero chiusa in me stessa invece questa esperienza mi ha fatto crescere. Ho capito che posso combattere la violenza, diventare una grande donna ed aiutare gli altri. È questo il mio sogno”. Per Michelangelo Chiurchiù, presidente del Cesc Project l’inclusione di questi ragazzi nel servizio civile serve a “modellare una nuova idea di patria, integrando e valorizzando le differenti culture sul territorio”.

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