Diocesi: mons. Mazzocato (Udine) ad amministratori locali, riavvicinare cittadini a politica; sostenere famiglie formate da padre, madre e figli; garantire parità scolastica

“Trovandoci in prossimità di un importante appuntamento elettorale, un segnale che non può sfuggire è il progressivo e preoccupante calo di affluenza alle urne. Questa disaffezione è figlia della delusione rispetto a come è stato amministrato il bene comune economico, occupazionale, sanitario, educativo, sociale”. Lo ha detto questa sera mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine, rivolgendosi a politici e amministratori locali in occasione del tradizionale incontro natalizio nel quale ha delineato tre ambiti necessari di attenzione per trasformarsi in “segni di speranza”. “Credo – ha proseguito – che questa sia una delle principali questioni che devono essere affrontate nella prossima campagna elettorale”. Il “secondo segno di speranza di cui oggi ha bisogno tutta la società”, ha aggiunto, è una nuova attenzione alla famiglia. “È tempo di alzare quel velo di silenzio che è stato steso sulla famiglia mentre, al contrario, è stato dato rilievo esagerato ad altre forme di unione che famiglia non sono e che rappresentano percentuali molto basse della complessiva popolazione”. Di qui la necessità di “dare il giusto rilievo alle tante famiglie formate da padre, madre e figli che con quotidiana fedeltà si impegnano ad amarsi e sostenersi accompagnando i loro figli verso il futuro” e di dare voce “a tante coppie giovani che si amano sinceramente e che hanno nell’animo il progetto forte di unirsi in matrimonio formando una carne sola e di compire il loro amore generando nuovi figli”. Infine il compito educativo verso i figli per il quale i genitori “hanno bisogno di trovare alleanze nella società e nella Chiesa”. Di qui l’auspicio di “un’alleanza tra famiglia e scuola sempre più stretta e trasparente” e la garanzia alle famiglie di poter “scegliere l’impostazione scolastica che considerano più adeguata per il loro figlio. Questo potrebbe più facilmente attuarsi se lo Stato garantisse una reale parità tra le scuole statali e quelle proposte da soggetti privati qualificati”.

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