Emergenza Neet: Rosina (Ist. Toniolo), servono “alleanze pubblico–privato e “misure di prossimità”

Per superare la sua fragilità, il sistema formativo italiano “deve mettersi in dialogo con i servizi per l’orientamento e l’impiego e naturalmente con il mercato del lavoro”, sostiene in un’intervista al Sir il demografo Alessandro Rosina. “In tempi di quarta rivoluzione industriale e di scenari e figure professionali in rapido cambiamento – avverte -, una buona formazione significa anche grande flessibilità e volontà e capacità di aggiornamento continuo. I giovani devono diventare soggetti attivi di un mondo in continuo cambiamento”. A tre anni dall’avvio di Garanzia giovani, Rosina definisce “insoddisfacente” la riduzione dei Neet dai 2,5 milioni di fine 2013 ai 2,2 di fine 2016. “Avviata in modo improvvisato” l’alternanza scuola-lavoro, che “se venisse utilizzata bene avrebbe un immenso potenziale”. Secondo il demografo, per “scovare e “riaccendere” i Neet servono piuttosto, “misure di prossimità” e “alleanze pubblico–privato, istituzioni-famiglie, scuola-aziende” maggiormente in grado di intercettarli. Sul modello del programma Neetwork avviato nel 2015 in Lombardia che grazie al contributo di oltre 240 organizzazioni non profit è andato a cercare sul territorio i ragazzi più vulnerabili utilizzando anche i social network e offrendo loro tirocini remunerati di 4-6 mesi. Buone le risposte: “un percorso personalizzato di vero accompagnamento verso l’autoconsapevolezza e la ripresa in mano del proprio progetto di vita. Un modello – conclude Rosina – potenzialmente esportabile, naturalmente da calibrare di volta in volta in base ai ragazzi che ci si trova di fronte”.

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