Migranti: 26 cadaveri donne a Salerno. Don Russo (Caritas diocesana), “la loro morte non resti solo un ricordo, ma un monito di quello che sta accadendo nell’indifferenza dei più”

“Noi, come Caritas, siamo stati presenti a tutti gli sbarchi di migranti a Salerno. Quello di ieri, con le 26 donne giunte morte, insieme ad altri 400 migranti, è stato il più drammatico”. Lo dice al Sir don Marco Russo, direttore della Caritas diocesana di Salerno-Campagna-Acerno. “Non è stata la prima volta – precisa il sacerdote – che arrivano qui migranti defunti. Già abbiamo sepolto nel nostro cimitero altre due donne di cui non sappiamo neppure il nome o la religione. E sempre nel cimitero di Salerno abbiamo sepolto Austin”, un bimbo nigeriano di non ancora tre anni morto in un naufragio. “Proprio io – ricorda don Marco – ho officiato il rito della sepoltura. Delle 26 nuove vittime del mare, nove saranno sepolte, dopo l’autopsia, in un unico campo nel cimitero di Salerno. Io sarò presente, per un accompagnamento cristiano, anche quando partiranno le altre salme per essere ospitate in diversi cimiteri della provincia di Salerno. Insieme con altri sacerdoti, poi, domenica officeremo una Messa per queste donne. Vorremmo che la loro morte non resti solo un ricordo da mettere alle spalle, ma sia un monito, un insegnamento per ciò che sta accadendo in questi viaggi della disperazione e della morte, nell’indifferenza dei più. Si sente solo la voce del Papa”. Quando arrivano morti sconosciuti, “sulla lapide al cimitero – spiega don Russo – mettiamo un pensiero di speranza perché resti come segno indelebile di quella persona”.
Grande è l’impegno della Caritas diocesana anche per i migranti che arrivano in vita. “Nell’ultimo sbarco, ad esempio – racconta il direttore –, quando abbiamo saputo che ci sarebbe stato un gruppo di bambini che doveva essere trasferito al Nord, subito abbiamo procurato latte e omogenizzati. Sono piccoli gesti ma che servono nell’emergenza”. La Caritas, poi, gestisce due comunità di migranti: “Una per uomini, per lo più provenienti dal Bangladesh, e una per donne che nel viaggio sono state vittime di violenza e sono restate incinte. Sono casi difficili perché molte donne non vogliono i figli frutto della violenza. In più, ci sono donne arrivate qui per essere immesse nel giro della prostituzione. Noi cerchiamo di salvarle, ma alcune di queste sono scomparse e sono state individuate addirittura all’estero”.

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