Ue-Africa: chiuso il summit di Abidjan. Investimenti per istruzione giovanile. Il “nodo” delle migrazioni

Il tema generale del quinto Summit Unione europea-Unione africana che si è concluso oggi ad Abidjan, Costa d’Avorio, era “I giovani”. Poiché “non si può pensare alla felicità dei giovani senza di loro”, i Paesi africani che “aspirano alla pace, allo sviluppo e al benessere” hanno bisogno di soluzioni immediate per creare lavoro per i giovani e le donne che sono la maggioranza della popolazione del continente. Così le proposte nate dal Summit dei giovani, che si era tenuto a Abidjan a inizio ottobre, sono state ascoltate dai leader politici e secondo Alpha Conde, presidente dell’Ua, riprese in quelle quattro direttrici d’azione che segnano il futuro della collaborazione tra Ue e Ua e che sono state presentate nella sessione conclusiva dal presidente della Costa d’Avorio Alassane Ouattara. Il Piano d’investimenti esterni che l’Ue ha lanciato dovrà prestare “speciale attenzione a favorire l’imprenditoria giovanile e femminile”: l’Africa ha bisogno di infrastrutture, ma anche di imprese per la lavorazione in loco delle risorse del sottosuolo e di innovazione nel settore dell’agricoltura. Tutto questo genererà un volano per l’occupazione. I giovani “sono la forza viva che può cambiare l’Africa. Abbiamo il dovere di sostenerli, ma loro devono capire che tutto si ottiene lavorando”, ha enfatizzato il presidente della commissione Ua Moussa Faki Mahamat. Guarda ai giovani anche l’indicazione di intensificare gli investimenti nell’istruzione, formazione e sviluppo delle competenze in modo inclusivo.
Modelli “Erasmus+” potranno essere sviluppati per l’Africa insieme a programmi di scambio tra Africa ed Europa. Un altro filone d’impegno ruota attorno alla “resilienza” per affrontare le situazioni di crisi e alla “governance” per imparare a prevenirle. E infine certamente l’impegno congiunto a fronte della migrazione e della mobilità. Nell’Ue sono arrivati 3,4 milioni di immigrati regolari, ha detto in conferenza stampa il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e se certo bisogna “rafforzare la migrazione legale, il problema è fermare quella illegale”, e soprattutto estirpando la “filiera criminale che sono i trafficanti presenti tanto in Africa quanto in Europa”, ha fatto eco Moussa Faki Mahamat. La Commissione dell’Unione europea e quella dell’Unione africana dovranno “presentare progetti e programmi concreti entro tre mesi” su questi filoni.

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