Ue-Africa: Raffaelli (Amref), “il vertice ad Abidjan un possibile punto di svolta. Bene l’Italia, ma bisogna fare sistema”

Il vertice Africa-Europa ad Abidjan “rappresenta un possibile punto di svolta. Anche perché si svolge in un momento di difficile transizione per le due organizzazioni”, l’Unione europea e l’Unione africana. È il parere di Mario Raffaelli, presidente di Amref Health Africa-Italia ed ex sottosegretario agli Esteri, secondo il quale “terrorismo e emigrazione rappresentano due grandi sfide e due grandi opportunità. Purché, da parte europea, ci si convinca che la risposta al terrorismo non può consistere solo negli interventi militari (poiché ogni finanziamento in sicurezza dovrebbe essere accompagnato da un piano politico che non si esaurisca nel sostegno a regimi corrotti e dittatoriali) e che l’emigrazione non può costituire un’‘emergenza’ ma un problema strutturale con cui confrontarsi nei prossimi decenni”. L’unico modo per affrontare questa doppia sfida consiste “nell’aprire un circuito virtuoso dove, in cambio ad un impegno da parte africana, serio e rispettoso dei diritti umani, nel controllo delle frontiere e nella lotta al terrorismo, l’Europa fornisca investimenti crescenti e decisivi per l’educazione, per la creazione di posti di lavoro, per istituzioni più efficaci e trasparenti non solo nei paesi di transito ma anche in quelli di origine. Aprendo, nel contempo, corridoi umanitari e rotte legali per l’emigrazione”.
Per questo, prosegue Raffaelli, “bisogna mettere in campo non solo risorse finanziarie ma anche interventi innovativi, capaci di aiutare l’economia informale africana (fra il 25 e il 65% del Pil) a trasformarsi in formale, stimolando gli investimenti esteri attraverso la copertura del capitale di rischio delle imprese, favorendo il nuovo e promettente settore della cooperazione fra profit e no profit, individuando strumenti per favorire delle ragioni di scambio più eque e lungimiranti”. L’Italia, conclude, “è il Paese più interessato a un cambio di paradigma nelle relazioni euro-africane. E l’attivismo del Governo Gentiloni in questo senso è incoraggiante. Purché si sia consapevoli che, per giocare il ruolo proclamato, bisogna migliorare l’efficacia dei nostri strumenti e fare, una volta tanto, ‘sistema’”.

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