Diritti umani: Amnesty lancia la campagna globale “Write for rights”

Amnesty international ha lanciato oggi la XV edizione di “Write for Rights”, la più grande campagna globale per i diritti umani. Da 15 anni, intorno al mese di dicembre, l’associazione chiede ai suoi milioni di sostenitori nel mondo di scrivere lettere ai governi e svolgere iniziative di solidarietà in favore di persone i cui diritti sono violati o minacciati. Nel 2016, la campagna “Write for Rights” ha generato almeno 4,6 milioni di azioni. Insieme ad alcune Ong statunitensi, Amnesty ha inviato all’allora presidente Usa Barack Obama 1.101.252 firme in cui si chiedeva la grazia per Edward Snowden. In questi 15 anni, milioni di persone si sono mobilitate ovunque nel mondo ottenendo importanti risultati: persone ingiustamente arrestate sono state rilasciate, torturatori sono stati portati di fronte alla giustizia, detenuti hanno trovato conforto nelle lettere loro indirizzate nei momenti più drammatici della loro vita. Quest’anno, per la prima volta, “Write for Rights” si occuperà anche di due persone che fanno parte di Amnesty international, sotto processo in Turchia per accuse infondate di terrorismo a causa del loro lavoro in favore dei diritti umani: Taner Kilic, presidente di Amnesty International Turchia, in carcere dal 6 giugno 2017 e Idil Eser, direttrice dell’associazione, che insieme alla sua fondatrice Özlem Dalkiran, è stata arrestata il 5 luglio e rilasciata su cauzione dopo quasi quattro mesi di carcere. “Write for Rights” del 2017 si occuperà anche di Hanan Badr el-Din, attivista per i diritti umani dell’Egitto, co-fondatrice dell’Associazione dei parenti degli scomparsi. Suo marito è “desaparecido” nel luglio 2013; Tadjadine Mahamat Babouri (detto Mahadine), attivista online del Ciad. Nel settembre 2016 ha postato sul suo profilo Facebook una serie di video contenenti critiche nei confronti del presidente del Paese e ora rischia una condanna all’ergastolo; il Movimento indipendente indigeno Lenca per la pace (Milpah), che si batte per il possesso delle proprie terre in Honduras contro i tentativi di sfruttamento minerario e idroelettrico; Shakelia Jackson, il cui fratello Nakiea è stato ucciso dalle forze di polizia della Giamaica; Ahmadreza Djalali, il ricercatore dell’Università del Piemonte Orientale condannato a morte in Iran.

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