Papa Francesco: “nuovo processo matrimoniale è espressione della Chiesa che è in grado di accogliere e curare chi è ferito”

foto SIR/Marco Calvarese

“Il nuovo processo matrimoniale è espressione della Chiesa che è in grado di accogliere e curare chi è ferito in vario modo dalla vita e, al tempo stesso, è richiamo all’impegno per la difesa della sacralità del vincolo matrimoniale”. Lo ha ricordato questa mattina Papa Francesco ricevendo in udienza, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, in Vaticano, i partecipanti al corso promosso dal Tribunale della Rota Romana sul tema “Il nuovo processo matrimoniale e la procedura Super Rato”. In questa occasione il Papa “di precisare definitivamente alcuni aspetti fondamentali dei due Motu proprio, in particolare la figura del vescovo diocesano come giudice personale ed unico nel Processo breviore”. Francesco ha stabilito che “il vescovo diocesano in forza del suo ufficio pastorale è giudice personale ed unico nel processo breviore”. “Quindi – prosegue – la figura del vescovo-diocesano-giudice è l’architrave, il principio costitutivo e l’elemento discriminante dell’intero processo breviore, istituito dai due Motu proprio”. Inoltre, “nel processo breviore sono richieste, ad validitatem, due condizioni inscindibili: l’episcopato e l’essere capo di una comunità diocesana di fedeli (cfr can 381 § 2)”. “Se manca una delle due condizioni – precisa Francesco – il processo breviore non può aver luogo. L’istanza deve essere giudicata con il processo ordinario”. Francesco poi chiarisce che “la competenza esclusiva e personale del vescovo diocesano, posta nei criteri fondamentali del processo breviore, fa diretto riferimento alla ecclesiologia del Vaticano II, che ci ricorda che solo il vescovo ha già, nella consacrazione, la pienezza di tutta la potestà che è ad actum expedita, attraverso la missio canonica”.

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