Papa Francesco: “il processo breviore non è un’opzione che il vescovo diocesano può scegliere ma è un obbligo”

foto SIR/Marco Calvarese

“Il nuovo processo matrimoniale è espressione della Chiesa che è in grado di accogliere e curare chi è ferito in vario modo dalla vita e, al tempo stesso, è richiamo all’impegno per la difesa della sacralità del vincolo matrimoniale”. Lo ha chiarito questa mattina Papa Francesco ricevendo in udienza, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, in Vaticano, i partecipanti al corso promosso dal Tribunale della Rota Romana sul tema “Il nuovo processo matrimoniale e la procedura Super Rato”. In questa occasione il Papa ha voluto rendere pubbliche alcune precisazioni relative ai due Motu proprio “Mitis Iudex Dominus Iesus” e “Mitis et misericors Iesus”, in particolare sulla figura del vescovo che “è competente esclusivo nelle tre fasi del processo breviore” poiché “l’istanza va sempre indirizzata al vescovo diocesano”; “l’istruttoria, come ho già affermato nel discorso del 12 marzo dello scorso anno al Corso presso la Rota Romana, il vescovo la conduca ‘sempre coadiuvato dal vicario giudiziale o da altro istruttore, anche laico, dall’assessore, e sempre presente il difensore del vincolo’. Se il Vescovo fosse sprovvisto di chierici o laici canonisti, la carità, che distingue l’ufficio episcopale, di un vescovo viciniore potrà soccorrerlo per il tempo necessario. Inoltre ricordo che il processo breviore deve chiudersi abitualmente in una sola sessione, richiedendosi come condizione imprescindibile l’assoluta evidenza dei fatti comprobanti la presunta nullità del coniugio, oltre al consenso dei due sposi”; infine “la decisione da pronunciare coram Domino, è sempre e solo del Vescovo diocesano”. Il Papa precisa poi che “affidare l’intero processo breviore al tribunale interdiocesano (sia del viciniore che di più diocesi) porterebbe a snaturare e ridurre la figura del vescovo padre, capo e giudice dei suoi fedeli a mero firmatario della sentenza”. Inoltre, “la misericordia, uno dei criteri fondamentali che assicurano la salus, richiede che il vescovo diocesano attui quanto prima il processo breviore; nel caso poi che non si ritenesse pronto nel presente ad attuarlo, deve rinviare la causa al processo ordinario, il quale comunque deve essere condotto con la debita sollecitudine”. Un altro punto riguarda “la prossimità e la gratuità”, che “come ho più volte ribadito, sono le due perle di cui hanno bisogno i poveri, che la Chiesa deve amare sopra ogni cosa”. Infine, “quanto alla competenza, nel ricevere l’appello contro la sentenza affermativa nel processo breviore, del metropolita o del vescovo indicato nel nuovo can. 1687, si precisa che la nuova legge ha conferito al Decano della Rota una potestas decidendi nuova e dunque costitutiva sul rigetto o l’ammissione dell’appello”.

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