Libano: don Di Mauro (Cei), “sostenere programmi per i libanesi impoveriti”

foto SIR/Marco Calvarese

“È necessario e utile che i giornalisti abbiano la possibilità di visitare i progetti che la Cei, attraverso i fondi dell’8×1000, finanzia nei Paesi poveri o impoveriti. Toccare con mano significa raccontare bene e testimoniare dove arriva l’8×1000 della Chiesa cattolica italiana. Sosteniamo progetti in oltre 100 Paesi del mondo”. È l’esortazione che don Leonardo Di Mauro, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica della Cei, lancia a conclusione del viaggio (20-24 novembre) in Libano di un gruppo di giornalisti della Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc), risultati vincitori del concorso “8×1000 senza frontiere”, promosso dalla Fisc e dalla Cei. Dal viaggio, secondo don Di Mauro, è emersa anche “l’esigenza di sostenere programmi non solo per i rifugiati siriani e iracheni presenti in numero elevato in Libano – sono infatti un terzo della popolazione – ma anche per gli stessi libanesi molti dei quali chiedono di essere trattati alla stregua dei rifugiati così da ottenere maggiori aiuti. La situazione in Libano è critica. A rischio è la millenaria tradizione di convivenza e tolleranza delle diverse anime religiose e etniche del Paese dei Cedri, tradizione che Giovanni Paolo II evidenziò nel corso di una sua visita nel Paese arrivando a definire il Libano un ‘messaggio’, un esempio per tutti i popoli”. Dal 2013 ad oggi la Chiesa italiana ha finanziato 17 progetti per un totale di spesa di 5.644.000 euro. I campi di intervento spaziano dall’educazione alla sanità, dal campo della promozione umana e sociale a quello dell’accoglienza dei rifugiati, siriani e non, fino all’agricoltura.

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