Lavoro: Giovannini e Sabatini (economisti), “resilienza” e “accordi globali solidali”

C’è una parola che sintetizza il futuro dello sviluppo sostenibile: “resilienza”. Ad usarla è stato Enrico Giovannini, ordinario di statistica economica a Tor Vergata e alla Luiss e già ministro del lavoro, intervenuto alla seconda giornata della Conferenza internazionale delle organizzazioni sindacali, in corso nell’Aula nuova del Sinodo in Vaticano. “Siamo ad un crocevia per il futuro del mondo”, ha detto citando l’Agenda 2030 dell’Onu per gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, termine presente nel Trattato dell’Unione europea ma assente in molte delle nostre Costituzioni. “In Europa ci sono 120 milioni di persone a rischio povertà o esclusione sociale, cioè un quarto della popolazione”, il dato relativo al nostro Continente, mentre “nei Paesi in via di sviluppo il Pil cresce al massimo del 2% l’anno”. “È la fine dell’approccio lineare del mondo su cui si basa il paradigma economico con il quale siamo cresciuti, ma che ora non esiste più”, ha spiegato Giovannini: “Il futuro della globalizzazione è pieno di urti e punti di rottura”. “Ci sono ragioni intrinseche, nel funzionamento della nostra economica, che impediscono una crescita superiore nei prossimi dieci anni”, ha spiegato l’esperto citando i dati dell’Ocse, in base ai quali “le disparità nel mondo aumenteranno, e il cambiamento climatico e la tecnologizzazione colpiranno in maniera asimmetrica”. A queste “crisi multiple su vari fronti”, secondo Giovannini occorre rispondere con “la capacità di resilienza”, che implica “la capacità di ritornare, dopo uno choc, non solo al punto in cui si era prima della crisi, ma di fare un passo avanti”. In questa prospettiva, ha raccomandato l’economista, l’Agenda 2030 dell’Onu “è una grande opportunità da non perdere, perché è un progetto per cambiare il mondo”. E l’obiettivo numero otto dello sviluppo sostenibile, per le Nazioni Unite, è proprio l’occupazione e il lavoro dignitoso. “Introdurre forme di disciplina dell’economia”, la proposta avanzata da Gaetano Sabatini, docente di storia dell’economie all’Università Roma Tre, secondo il quale “per impedire le derive autodistruttive del sistema bisogna intervenire sul sistematico attacco ai corpi intermedi della società”. A livello globale, inoltre, urgono “accordi globali solidali, che non mirino a proteggere una singola area ma siano espressione di un livello di solidarietà più alto e importante, che si possa incorporare nella vita di ogni singola comunità di lavoro, in una simmetria con quelle di dimensioni più grandi”. La tecnocrazia, per Sabatini, si combatte con “una gestione consapevole delle tecnologie”, ma anche con una maggiore sensibilità, sul piano della comunicazione, a quella che il Papa nella Laudato si’ definisce “inequità planetaria”.

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