Migranti, 50 morti in mare: padre Ripamonti (Centro Astalli), “l’ecatombe nel Mediterraneo derubricata a mero effetto collaterale di politiche di contenimento dei flussi”

Il Centro Astalli esprime “profondo cordoglio e indignazione per la morte dei 50 migranti avvenuta incredibilmente durante le operazioni di salvataggio in mare”. “Per quanto tempo si potrà continuare a guardare con crescente indifferenza e assuefazione alla morte di innocenti? Ormai la morte di uomini, donne o persino bambini non scuote più le anestetizzate coscienze europee. L’ecatombe che si consuma ogni giorno nel Mediterraneo è di fatto derubricata a mero effetto collaterale di politiche di contenimento dei flussi”: è la denuncia di padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. “Quanto vale la vita umana? È questa la domanda che manca completamente oggi nel dibattito politico e nel racconto mediatico sulle migrazioni – prosegue padre Ripamonti -. Dare una risposta a questa domanda rappresenta oggi un’assunzione di responsabilità necessaria e non più derogabile da parte di chi ha responsabilità politiche e di tutta la società civile”.
Il Centro Astalli chiede a istituzioni nazionali e sovranazionali “l’apertura di canali umanitari per chi scappa da guerre e persecuzioni e l’attivazione di quote per l’ingresso di migranti lavoratori. Solo queste misure sono un reale deterrente al traffico di esseri umani; che i diritti umani e la salvaguarda della vita dei migranti siano al centro di ogni accordo di collaborazione e cooperazione con i Paesi di origine e i Paesi di transito; che istituzioni nazionali ed europee tornino ad applicare le convenzioni internazionali ratificate, e nei rapporti di politica estera antepongano sempre il rispetto dei diritti umani a a qualunque altra valutazione”.

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