Commemorazione defunti: mons. Delpini (Milano), “la città moderna produce dissonanze e rumore”

“Dalla città più che un cantico di esultanza si ascolta il rumore. Il rumore fastidioso del traffico, lo stridio degli attriti, il ronzio degli apparecchi per rendere confortevole la vita, il baccano delle macchine che scavano e percuotono la terra. La città moderna non può produrre il cantico di esultanza, produce piuttosto dissonanze e disturbo, produce rumore”. Lo ha detto l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, durante la celebrazione eucaristica che ha presieduto questo pomeriggio, nel cimitero monumentale della città, per la commemorazione dei defunti. Poco prima ha visitato il Famedio dove è iscritto anche il nome del card. Dionigi Tettamanzi, recentemente scomparso. “Dall’alveare abitato più che un cantico di esultanza si ascoltano grida – ha aggiunto l’arcivescovo -. Grida di rabbia, insulti di violenza, grida che invocano aiuto”. Il presule ha indicato altre forme di solitudini presenti in città. “Nella vita disabitata di chi è solo, nella folla informe di chi si accalca nei locali del tempo sprecato non si ascolta il cantico dell’esultanza, si ascolta la musica assordante dell’evasione. La musica passatempo incoraggia il fantasticare per evadere da troppa noia, da troppa solitudine”. Dall’altra parte, invece, “noi ci raduniamo per ricordare i morti. Forse nei cimiteri il rumore della città giunge più attutito, forse nei cimiteri non si ascolta il grido dello strazio, forse nei cimiteri sarebbe fuori posto la musica assordante della distrazione – ha affermato mons. Delpini -. Forse il ricordo dei morti potrebbe propiziare il silenzio”. Ma l’arcivescovo ha messo in guardia dalla “rassegnazione”. “La celebrazione che ci ha radunati, la celebrazione della morte e risurrezione del Signore Gesù introduce nel silenzio del cimitero una parola diversa dalla rassegnazione, un atteggiamento diverso di quello che ispira la commemorazione. La celebrazione eucaristica introduce proprio qui, dove lo sguardo si spaventa per la prepotenza del nulla e la tirannia della morte, il cantico dell’esultanza”.

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