Cottolengo: padre Arice (superiore), parole chiave “ascolto” e “fare rete”

È “ascolto” la parola chiave dei primi 100 giorni di padre Carmine Arice, neoeletto superiore generale della Società dei sacerdoti di san Giuseppe Benedetto Cottolengo e padre della Piccola Casa della Divina Provvidenza. In un’intervista al Sir, il neosuperiore del Cottolengo – per cinque anni direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei – afferma: “Desidero mettermi in ascolto di una situazione che conosco meno rispetto a quando l’ho lasciata per venire a Roma. In ascolto dei miei predecessori, in ascolto dei tanti collaboratori della Piccola Casa. La sfida è impegnativa anche perché stanno venendo meno le forze religiose e si stanno inserendo molti laici con un onere economico non indifferente (tenendo conto dei turni e delle ferie giustamente dovuti)”. “Vogliamo mantenere l’attenzione privilegiata alle realtà più povere che connota la nostra identità – prosegue – . Un ulteriore elemento è l’importanza di fare rete. Tutte le realtà-sorelle che, pur con un’identità propria, svolgono un servizio ispirato al carisma della carità e dell’assistenza simile al nostro, dovrebbero parlarsi di più”. Il Cottolengo è famoso per avere accolto nel tempo e nella storia creature ritenute non degne di vita con disabilità molto gravi di tipo fisico-cognitivo associato. Oggi come è la sensibilità sociale verso la disabilità?  “È cresciuta nei confronti delle disabilità motorie, ma non verso la disabilità cognitiva. Oggi la grande povertà è la disabilità mentale, emergenza che in qualità di superiore del Cottolengo – conclude – mi interpella profondamente e con cui l’Italia dovrà confrontarsi”.

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