Cottolengo: padre Arice (superiore), “coniugare carisma fondatore, sostenibilità economica, servizio ai poveri”

In un’Italia caratterizzata da 22 sanità diverse, le istituzioni cattoliche devono mettersi in gioco coniugando carisma del fondatore, sostenibilità del sistema, domanda di cura di poveri e indigenti. E la vera emergenza è la disabilità mentale. Lo dice in un’intervista al Sir padre Carmine Arice, neoeletto superiore generale della Società dei sacerdoti di san Giuseppe Benedetto Cottolengo e padre della Piccola Casa della Divina Provvidenza, di fatto presidente di tutta l’Opera ormai diffusa nel mondo. “Abbiamo 22 sanità diverse, una per regione più le due province autonome”, sottolinea. Per quanto riguarda la sanità cattolica, “il peso gestionale delle tante strutture è diventato così oneroso da far talvolta dimenticare la mission globale di realtà nate in gran parte per prendersi cura della povera gente ma spesso carenti per quel che riguarda la cura globale della persona malata”. Tuttavia, avverte, “senza un approccio globale nel percorso terapeutico, il paziente rischia di sentirsi inutile, di peso, e chiederà di morire prima del tempo. Bisogna creare le condizioni affinché nessuno chieda la morte, ma occorre inoltre sostenere la fatica, la stanchezza, a volte la disperazione, dei familiari che assistono i malati”. In qualità di presidente di tutta l’Opera del Cottolengo, oggi la sfida è “leggere la realtà e chiedersi, in quanto strutture cattoliche, cosa teniamo, perché lo teniamo e come lo teniamo”. Sulle indicazioni di Papa Francesco, conclude p. Arice, si tratta di mettersi in gioco coniugando carisma fondazionale, sostenibilità del sistema, domanda di cura di poveri e indigenti”.

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