Diocesi: mons. Spina (Ancona), “ascoltare le persone, stare accanto a loro, incontrare, accogliere, camminare insieme”

“Ascoltare le persone, stare accanto a loro, incontrare, accogliere, camminare insieme”. Sono le priorità pastorali che si è prefissato il neo arcivescovo di Ancona- Osimo, mons. Angelo Spina, come ha spiegato oggi nell’incontro con la stampa regionale, a due giorni dal suo ingresso in diocesi. “Oggi – ha affermato il presule – il primo effetto della paura è la chiusura. Desidero invece ridare coraggio e spero che tutti imparino ad avere fiducia nell’altro”. Parlando della sua nomina, ha ammesso che “è stata una sorpresa”, ma che ad Ancona si è sentito “subito a casa” e ha lodato “la bontà, la generosità, la laboriosità di questa gente”. Mons Spina sarà ad Assisi a metà ottobre con gli altri vescovi italiani per gli esercizi spirituali: “Siamo una famiglia”, ha detto. Ha poi affrontato i temi comuni che legano Marche, Abruzzo e Molise: accoglienza e la ricostruzione dopo il sisma. “Sono argomenti che ci accomunano pur mantenendo le dovute distinzioni geografiche, territoriali, storiche e culturali”. “È bella la fraternità con gli altri vescovi”, ha dichiarato. A proposito di immigrazione, il presule ha evidenziato: “È importante l’accoglienza di persone che vivono nel disagio e fuggono dalla miseria, ma all’accoglienza vanno aggiunte la prudenza, l’integrazione e la legalità. Camminare così con fiducia e speranza ma anche con impegno reciproco. È importante non chiudersi ma aprirsi. È una sfida per tutti”.
Tra i temi toccati nel corso dell’incontro, l’importanza del lavoro per i giovani, la necessità di una adeguata formazione dei laici e il loro ruolo di corresponsabilità nella Chiesa, l’impegno dei parroci. Mons. Spina ha modificato anche il proprio stemma episcopale in occasione del suo arrivo nelle Marche: sotto i tre monti dell’immagine originaria, ha inserito il mare come simbolo di Ancona. Ad accogliere l’arcivescovo prima della Messa di domenica scorsa, nello specchio d’acqua antistante il porto, una imbarcazione, con una famiglia di pescatori: nonno, padre e nipote. “Mi hanno molto commosso”, ha confidato il presule, che ha ricevuto anche una lettera di saluti del rabbino capo di Ancona, città che conta una delle più antiche e significative comunità ebraiche d’Italia. “Grazie per il grande affetto con cui avete tutti accolto questo pastore”, ha concluso.

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