Settimana sociale: Felice, “il lavoro che non vogliamo è quello servile, alienante, sterile e conflittuale”

(dall’inviato a Cagliari) – “Il lavoro che non vogliamo è quello servile, alienante, sterile e conflittuale”. Lo ha affermato oggi pomeriggio Flavio Felice, membro del Comitato scientifico della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani presentando a Cagliari la mostra “Il lavoro che non vogliamo”. Riferendosi ad uno dei quattro registri comunicativi della Settimana sociale, Felice ha affermato che “denunciare significa dare voce ad una cultura della vita umana il cui lavoro non sia appendice di un’esistenza ai margini ma fattore di inclusione progressiva di ogni singolo attore nella propria comunità di riferimento locale o globale che sia”. Felice ha poi parlato del “lavoro come leva della sovranità popolare”, ha puntato il dito contro il “fatalismo tecnocratico” e quello “morale”. E ha invitato alla “riscoperta dell’impegno personale, della sovranità al di fuori di qualunque lobby”. “Le criticità affrontate nella mostra rappresentano una della cause dell’esclusione, ledono la dignità delle persone e creano sfruttamento”. A seguire il curatore della mostra, Mario Mezzanzanica, ha illustrato il contenuto dell’esposizione che si focalizza su “sei particolari criticità, affrontate attraverso i dati e le storie delle persone”. Sono il lavoro femminile, caporalato, giovani, salute, formazione e precariato. Mezzanzanica ha fornito alcuni dati come gli “oltre 400mila lavoratori sfruttati dal Nord al Sud del Paese” o “il 22% delle madri che lavoravano e che in seguito alla gravidanza hanno rinunciato o perso il lavoro”. Bisogna avere la “consapevolezza che – ha concluso – un tentativo di risposta a queste situazioni può arrivare da una visione che si prende a cuore la dignità della persona”.

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