Corruzione: Cananzi (Csm), serve “una risposta culturale ancor prima che giudiziaria”

“Nella nostra società abbiamo una fortissima spinta alla frammentazione ad ogni livello, dalla più piccola associazione o partito fino ad arrivare ai grandi temi con il referendum per l’indipendenza. Ecco perché il tema della corruzione deve avere nel nostro Paese una risposta culturale ancor prima che giudiziaria”. Lo ha detto Francesco Cananzi, membro del Consiglio superiore della magistratura, intervenendo questo pomeriggio a Roma all’incontro sul tema “Giustizia, lotta alla corruzione e promozione di una cultura della legalità, al tempo di papa Francesco”, promosso dall’Università Telematica Pegaso, dall’Ainc e dal Regno dei SS Pietro e Paolo. Secondo Cananzi, che ha citato più volte la distinzione fatta da Papa Francesco tra corruttori e peccatori, “per superare certe convinzioni e certe tendenze al malaffare, occorre iniziare una stagione dei doveri, più che una stagione dei diritti”. Tra i mezzi più efficaci individuati da Cananzi per contrastare la corruzione c’è il sistema delle intercettazioni. “Occorre però la responsabilità di tutti i soggetti nell’usare certi dati”, ha aggiunto il magistrato. Nel corso dell’incontro di oggi, ha preso la parola anche Raffaele Luise, direttore del corso di Perfezionamento in Dialogo interculturale ed interreligioso. “Di fronte all’eclissarsi della politica – ha detto Luise – la magistratura è costretta a fare da supplente. Sullo sfondo di questa deriva della società, si pone dunque il problema delle diffusione delle mafie. In questo senso, le parole pronunciate da Papa Francesco coinvolgono sia il mondo religioso che quello civile”.

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