Forum Coldiretti: mons. Galantino, “c’è bisogno di un modello agricolo in cui il cibo rimanga tale e non diventi merce”

“L’opportunità della rinascita, di una nuova ripartenza e di un inizio carico di speranza è affidata in buona misura all’agricoltura, come già è accaduto in passato. Con tutto quello che di straordinariamente innovativo l’agricoltura ha saputo accogliere e valorizzare”. Dal Forum della Coldiretti, a Cernobbio, il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, mette in guardia dai rischi della fine della vivibilità della terra e di esaurimento delle risorse e rilancia un ripensamento del “modello globale che regola sia il sistema manifatturiero sia quello agricolo. Soprattutto il sistema agricolo” che per il presule, “è appiattito sulle regole dell’industria estrattiva, non ha cioè carattere conservativo. In particolare, la produzione e la distribuzione nel modello agricolo stanno dentro la logica della commodity, del bene considerato solo in virtù delle sue ragioni di scambio, senza prendere in esame la molteplicità di effetti sul piano ambientale, sociale e etico”. Complice anche il principio “intoccabile del libero commercio, sancito dal Wto, che sta alla base dei cosiddetti trattati globali o multilaterali”. Si assiste così “a una devastante contraddizione: da un lato, ci si impegna a raggiungere obiettivi importanti di natura ambientale che dovrebbero includere criteri di sostenibilità nella produzione e nel lavoro, dall’altro, in ossequio al ‘libero commercio’ si siglano accordi che suscitano guerre commerciali, sono impermeabili a preoccupazioni ambientali e indirettamente sanciscono la legittimità di condizioni di lavoro di carattere feudale. A vincere continua ad essere sempre e solo il prezzo”. Quello stesso prezzo che, ha denunciato il segretario della Cei, “detta legge e che è anche l’indiretto responsabile della progressiva espulsione dalle loro terre di milioni di contadini, che migrano verso le città e spesso a rischio miseria e fame”. Serve allora che “l’enorme potenziale tecnologico che abbiamo sedimentato nel cuore delle nostre agricolture, sappia calarsi dentro un nuovo modello caratterizzato in termini di ‘sostenibilità’ ambientale e sociale; un modello – ha spiegato mons. Galantino – vicino a quell’impronta di prossimità che parte dalla famiglia, garantisce sussistenza e mantiene il ruolo centrale dell’agricoltore nella comunità. Negli infiniti Sud del mondo ciò consentirebbe di mettere un freno alla spogliazione delle campagne e ai conseguenti flussi migratori. C’è bisogno di un modello di sviluppo che svolga un ruolo di custodia dei territori e della loro biodiversità, che contribuisca alla coesione della comunità. Insomma, c’è bisogno e ci interessa un modello agricolo in cui il ‘cibo’ rimanga tale e non diventa commodity, che inevitabilmente crea scarto e disuguaglianze insopportabili”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa

Informativa sulla Privacy