Chiesa e disabili: mons. Fisichella (Pcpne), “attenzione e vigilanza” contro cultura “poco rispettosa della dignità della persona”

“In un tempo come il nostro in cui la disabilità vive momenti alterni, suscitare l’interesse della Chiesa almeno per quanto riguarda l’attenzione per la catechesi non è solo obbligatorio ma urgente”. Esordisce così l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione (Pcpne), inaugurando questo pomeriggio a Roma il convegno internazionale “Catechesi e persone con disabilità: un’attenzione necessaria nella vita quotidiana della Chiesa” promosso dal dicastero in collaborazione con il Settore per la catechesi delle persone disabili dell’Ufficio catechistico nazionale Cei, The National Catholic Partnership on Disability e Kairos Forum (Pontificia Università Urbaniana, 20-22 ottobre).
Nel suo intervento, che ha seguito un’intensa preghiera iniziale animata dalla comunità “Fede e luce”, Fisichella richiama alcuni fatti recenti di cronaca che “provocano ad una vigilanza costante per non far retrocedere nessuno nel cammino di considerazione e rispetto conseguito negli anni nei confronti delle persone con disabilità”. È necessario, sostiene, “stigmatizzare comportamenti che causano allarme sociale” ed esprimono una cultura “poco rispettosa della dignità della persona”. Di qui un elenco di gravi episodi, come quello dell’anziano genitore picchiato a Roma da un tassista nel 2015 perché aveva parcheggiato al posto a lui riservato per comperar le medicine per il figlio in preda ad una crisi epilettica. Oppure l’adolescente disabile violentato a Piacenza qualche mese fa, il cui persecutore è stato rimesso subito in libertà. Lo scorso 22 agosto, ricorda ancora l’arcivescovo, il popolo islandese si è vantato di avere “debellato” la sindrome di Donwn “come se fosse una malattia anziché una questione cromosomica”. Fisichella richiama infine l’episodio delle sette coppie di Napoli che avevano fatto richiesta di adozione ma lo scorso 4 ottobre hanno rifiutato una bambina con la sindrome di Down. “Questo elenco – dice – serve a far comprendere quanto siano necessarie attenzione e vigilanza nei confronti di una condizione di vita che può facilmente cadere in forme di esclusione ed emarginazione”. “Lo sdegno e la denuncia devono avere il sopravvento perché la storia di civiltà che abbiamo conquistato non regredisca”.

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