Papa Francesco: ai vincenziani, “accogliere è ridimensionare il proprio io, comprendere che la vita non è proprietà privata”. Chiesa ha accoglienza nel “Dna”

Accogliere “non richiede solo di far posto a qualcuno, ma di essere persone accoglienti, disponibili, abituate a darsi agli altri”. Lo ha spiegato il Papa alla Famiglia Vincenziana, nell’udienza in piazza San Pietro per il quattrocentesimo anniversario del carisma, in cui ha precisato che “accogliere significa ridimensionare il proprio io, raddrizzare il modo di pensare, comprendere che la vita non è la mia proprietà privata e che il tempo non mi appartiene. È un lento distacco da tutto ciò che è mio: il mio tempo, il mio riposo, i miei diritti, i miei programmi, la mia agenda. Chi accoglie rinuncia all’io e fa entrare nella vita il tu e il noi”. “Il cristiano accogliente è un vero uomo e donna di Chiesa, perché la Chiesa è Madre e una madre accoglie la vita e la accompagna”, l’identikit del Papa: “E come un figlio assomiglia alla madre, portandone i tratti, così il cristiano porta questi tratti della Chiesa. Allora è un figlio veramente fedele della Chiesa chi è accogliente, chi senza lamentarsi crea concordia e comunione e con generosità semina pace, anche se non viene ricambiato”. “San Vincenzo ci aiuti a valorizzare questo ‘Dna’ ecclesiale dell’accoglienza, della disponibilità, della comunione, perché nella nostra vita scompaiano ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità”, l’invito.

 

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori

Informativa sulla Privacy