Pena di morte: appello di Amnesty alla minoranza di Stati dove è ancora in vigore, “abolitela”

In occasione della XV Giornata mondiale contro la pena di morte che ricorre oggi, Amnesty international ha chiesto a quella minoranza sempre più isolata di Stati che ancora ricorrono alla pena capitale di “prendere iniziative per unirsi alla tendenza abolizionista globale”. Quarant’anni fa, Amnesty favorì l’adozione della Dichiarazione di Stoccolma, il primo manifesto abolizionista internazionale. Emanata nel 1977, la Dichiarazione chiedeva a tutti gli Stati di abolire completamente la pena di morte. All’epoca solo 16 Stati (8 in Europa e altrettanti nelle Americhe) avevano abolito completamente la pena di morte, nelle leggi o nella prassi. Quel numero ora è salito a 105. Altri 36 Stati hanno abolito la pena capitale per i reati ordinari o ne hanno di fatto sospeso l’uso pur mantenendola in vigore. Nel 2016 solo 23 Stati hanno eseguito condanne a morte e un piccolo gruppo di essi (Cina, Iran, Arabia Saudita, Iraq e Pakistan) sono stati responsabili della stragrande maggioranza delle esecuzioni. Amnesty chiede a tutti gli Stati “che ancora mantengono in vigore la pena di morte di abolirla e, in attesa dell’abolizione completa, di istituire immediatamente una moratoria sulle esecuzioni”. Quest’anno la Giornata mondiale contro la pena di morte si concentra sul legame tra la pena capitale e la povertà. Le ricerche evidenziano che le persone provenienti da ambienti socio-economici sfavorevoli sono colpite in modo sproporzionato dal sistema giudiziario, inclusa la pena di morte. Queste persone difficilmente possono permettersi una difesa efficace. Accade ad esempio in Cina o in  Arabia Saudita, dove il 48,5% di tutte le esecuzioni registrate da Amnesty dal gennaio 1985 al giugno 2015 ha riguardato cittadini stranieri, la maggior parte lavoratori migranti senza alcuna conoscenza della lingua araba. Oggi  Amnesty lancia anche un appello in favore di Hoo Yew Wah, nel braccio della morte della Malesia. Arrestato nel 2005, è stato condannato a morte per traffico di droga. Amnesty chiede alle autorità malesi di esercitare clemenza commutando la sua condanna a morte.

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