Foggia: lavoratori migranti in cattedrale. L’arcivescovo Pelvi, “ho ribadito il sostegno della Chiesa. Riconoscere la dignità di lavoratori”

“Si tratta di seicento migranti, in questi minuti stanno uscendo dalla cattedrale. Il loro rappresentante, Aboubakar Soumahoro, mi ha appena riferito che sono stati ricevuti dal Prefetto che li ha rassicurati sulle loro richieste, in primis quella del ripristino dell’acqua potabile nelle zone dove sono attualmente allocati”. Così mons. Vincenzo Pelvi, arcivescovo di Foggia-Bovino, racconta al Sir gli ultimi sviluppi della protesta pacifica di alcune centinaia di lavoratori migranti che questa mattina sono entrati in cattedrale a Foggia issando dei cartelli dove si leggeva: “Siamo lavoratori, non carne da macello”, “Noi vogliamo legalità e giustizia sociale”. Si tratta di uomini e donne, impegnati nella raccolta del pomodoro e di altri prodotti agricoli che si trovano a ridosso dell’ex gran ghetto nelle campagne tra Rignano Garganico e San Severo, sgomberato qualche mese fa. Chiaro il riferimento alle condizioni di lavoro che si sperava migliorassero dopo che il 31 luglio era stato sottoscritto con la Regione Puglia un accordo che stabiliva, tra le varie cose il superamento della ghettizzazione, l’inserimento lavorativo, il rispetto dei contratti di lavoro e, infine, l’istituzione di un tavolo permanente sull’agricoltura. L’arcivescovo Pelvi li ha incontrati in cattedrale per oltre due ore: “Ho ribadito loro tutto il sostegno e la vicinanza della Chiesa. Mi sono interfacciato con le Istituzioni preposte, con gli assessori regionali competenti e con il Prefetto che, come dicevo, dopo il mio incontro li ha ricevuti. Le loro richieste principali sono: il ripristino dell’acqua potabile che manca dal 13 settembre nelle zone dove sono allocati dopo l’incendio del ghetto di Rignano e avere delle unità abitative dove poter alloggiare dignitosamente. Vogliono il riconoscimento della loro dignità di lavoratori. Vivono e lavorano in condizioni disumane e, per questo, chiedono di essere ascoltati da papa Francesco. Alle Istituzioni ho sottolineato che l’accesso all’acqua potabile è un diritto umano fondamentale che non si può disattendere. Esso determina la sopravvivenza delle persone”.

“Come Chiesa – dichiara l’arcivescovo – continueremo a sostenere questi fratelli che vivono e lavorano qui. Dopo l’incendio del ghetto di Rignano ci siamo adoperati perché venisse data loro ospitalità facendo presente alle Istituzioni la necessità di assistere questi nostri fratelli che portano benedizione e ricchezza al nostro territorio. Abbiamo anche attivato con la Caritas il progetto ‘Presidio’ che ci ha visto sempre al fianco dei lavoratori della terra. Abbiamo  chiesto ai proprietari terrieri maggiore generosità nell’aiutare a dare vitto e alloggio a questi lavoratori. Abbiamo messo a disposizione un ambulatorio medico che grazie a medici volontari offre la possibilità di visite gratuite ma anche di disporre di farmaci e offerto delle biciclette perché potessero raggiungere centri, come la Caritas diocesana, per reperire abiti e ciò di cui hanno bisogno”. Questi lavoratori, spiega mons. Pelvi, “ci donano la consapevolezza di dover custodire la terra, coltivandola per il bene di tutti, soprattutto dei più deboli. Sono persone che si sentono un tutt’uno con la terra. La terra può diventare un paradigma di un nuovo modello di sviluppo”. “Sono rimasto ammirato – conclude il presule – dalla loro sensibilità religiosa e dal senso di rispetto mostrato verso la cattedrale durante questa manifestazione. Soumahoro – rivela Pelvi – mi ha detto che sono venuti in cattedrale perché la Chiesa ci è vicina e convinti che il Dio della creazione li ascolta”. Prima dell’arrivo in cattedrale di mons. Pelvi i migranti hanno accolto la richiesta del parroco, don Daniele D’Ecclesia, di recitare il Rosario.

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