Vocazioni: Luca Mazzone (atleta paralimpico), “sconfitte importanti perché aiutano a misurare i limiti e a rialzarsi”

“A me piace raccontare la mia storia partendo dall’inizio, dall’incidente, non dalle medaglie di oggi”. Luca Mazzone, due medaglie d’oro e una d’argento ai Giochi paralimpici di Rio, ha portato la sua esperienza di vita, di scelte, di fatiche, di nuove speranze al convegno nazionale vocazionale Cei (Roma, Domus Pacis, 3-5 gennaio). “Il 5 luglio 1990 ero un giovane di 19 anni come tanti altri, con ambizioni, voglia di divertirmi. Quel giorno al mare ho fatto un tuffo e ho incidentalmente battuto la testa. Sono rimasto tetraplegico. Immobile in un letto di ospedale mi era crollato il mondo addosso. Avevo voglia di farla finita”. Luca Mazzone spiega poi del sostegno e dell’amore ricevuto dalla famiglia, delle lunghe e dolorose cure riabilitative che lo porteranno a riprendere gran parte dei movimenti delle braccia e delle mani. Ora l’atleta è sposato e padre di un bambino. Nel 2000 ha partecipato per la prima volta alle Paralimpiadi come nuotatore; dopo un periodo di abbandono dello sport è passato alla hand-bike, con la quale sono giunti i recenti successi. “La famiglia, con i suoi valori, il sostegno, mi hanno spinto a ripartire dopo l’incidente. La disciplina sportiva mi ha insegnato molto altro, a lasciare il divano, a non arrendermi. Bisogna avere il coraggio di alzarsi e ripartire”. Mazzone torna con la memoria all’aiuto “ricevuto da una suora, quando ero in ospedale, perché mi ha fatto capire che dovevo credere in me stesso”. “La vita ora mi sta dando tanto – riconosce Mazzone –: la famiglia, la fede, lo sport. Ma anche le sconfitte hanno il loro valore, perché insegnano a misurare i propri limiti, a migliorarsi per andare avanti”.

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