Immigrati: Baratto (Migrantes Treviso), riflettere sul “ricambio” dei giovani, più che “esasperare paure”

Per risolvere la questione degli immigrati, non basta “un ormai vuoto appello ai valori – ‘dobbiamo accoglierli!’ – facilmente tacciato di buonismo”. Ne è convinto don Bruno Baratto, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Treviso, che a partire dall’arrivo di giovani migranti sulle sue terre chiede una riflessione “seria” sull’immigrazione. “Da noi, a Treviso, in Veneto, in Italia, ancor più che nel resto d’Europa, la società sta rapidamente invecchiando”, il dato di partenza: “Abbiamo un indice di dipendenza anziani (il ‘peso’ del segmento anziano sulla popolazione in età da lavoro) che rapidamente sfonda ogni previsione: dal 25 al 33% in 15 anni nel solo trevigiano. E questo pone un interrogativo non solo sulla questione pensioni, ma sulla sostenibilità economica e sociale del sistema sanitario, del sistema educativo, della capacità creativa di intraprendere iniziative produttive, culturali, comunitarie di tipo innovativo…”. Si tratta, osserva Baratto, di “una situazione che si presenta per la prima volta nella storia e preistoria dell’umanità: il ‘ricambio’ della classe giovanile è largamente insufficiente a sostenere la società nel suo insieme. Ed è tragicamente aggravata da una crisi occupazionale che va cronicizzandosi, alla quale molti giovani rispondono cercando all’estero, altrove”.

Per il responsabile territoriale di Migrantes, “ci troviamo in una fase davvero critica: abbiamo estremo bisogno di giovani che possano ‘investire’ i loro sogni e le loro energie nel nostro territorio, ma non riusciamo a ‘trattenere’ né i giovani nati qui, né quelli che arrivano da altrove. È un problema strutturale della nostra terra, provocata a ripensare alla radice un sistema economico e finanziario che non sa rispondere adeguatamente a quanto va accadendo a noi, e che chi arriva qui da altri ‘inferni’ mette drammaticamente in luce”. “Non sarebbe il caso di riflettere insieme su questo, invece di esasperare paure che annullano ogni capacità di pensiero, e mettere in campo le migliori energie per affrontare tale nostro problema, il che darebbe sia a noi sia ad altri migliori speranze di vita e di futuro?”, la proposta.

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