Diocesi: mons. Tessarollo (Chioggia), “si faccia strada il modo di pensare e di operare ispirato alla ‘nonviolenza’”

“Da tanto tempo sentiamo qualche notizia della Siria e vediamo qualche immagine delle violenze che qui la popolazione subisce, specie in quella che fu la città di Aleppo, ma anche in altre città della Siria, per non parlare dell’Iraq”. Lo scrive il vescovo di Chioggia, mons. Adriano Tessarollo, sul numero in uscita del settimanale diocesano “Nuova Scintilla”. Ricordando la storia di quelle terre, il presule osserva: “Quante invasioni, assedi, distruzioni, deportazioni, quante stragi di popolazioni inermi coinvolte in tragedie causate da sete di dominio, di potere e di denaro di alcuni che poi la storia ci ha consegnato come grandi condottieri o imperatori. E tutti a dire o a scrivere che sono andati o vanno a portare la civiltà, il progresso, la democrazia o per altre ragioni, salvo a dire quelle vere. Tante, troppe volte quelle popolazioni sono state schiavizzate da sovrani despoti e senza rispetto per la libertà e dignità dei popoli da loro governati!”.
“Anche la distruzione di Aleppo, e non solo – sottolinea il vescovo -, passerà alla storia come una delle tante distruzioni di intere città. La fuga e la deportazione della popolazione passerà alla storia come una delle tante fughe o deportazioni di gente dalle loro città. Occorre dire che quello che accadeva allora era piccola cosa rispetto a quanto sta accadendo oggi”. Infatti, “il progresso tecnologico ha reso ancora più crudeli e generali le distruzioni, le stragi ‘chirurgiche’ (?) di persone e città. E tutto ciò accade sotto gli occhi di tutto il mondo, come se si trattasse di un spettacolo da offrire a tutti, senza che nessuno (o pochi) ne rimangano sdegnati”. E, prosegue, “continuano a tener la scena pubblica sempre i soliti pochi nomi che decidono la sorte non solo delle popolazioni cui sono preposti, ma anche quella degli altri popoli. E la storia continua ad essere raccontata e ricordata attraverso i nomi dei ‘grandi’, o come dice Papa Francesco, dei ‘signori della guerra’, che provocano tante sofferenze. Ma dei popoli che subiscono tali violenze si parla ben poco. Di qui l’invito: “Chiediamo con la preghiera e operiamo perché, come invita Papa Francesco, si faccia strada il modo di pensare e di operare ispirato alla ‘nonviolenza’ come ‘stile di una politica per la pace’. Facciamo sentire la voce di tutti perché coloro ai quali i popoli hanno affidato il compito di guidarli, e pure quelli che si sono presi con la violenza o l’inganno tale compito, ispirino la loro azione a maggiore sapienza e umanità”.

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