Cooperazione: Sebastiani, che opportunità lo sviluppo africano (3)

(DIRE-SIR) – In più occasioni, Lei ha sottolineato come l’Africa offra opportunità da cogliere in quanto potenziale “grande mercato” prossimo all’Europa e all’Italia. Indicherebbe alcuni esempi di interventi virtuosi a sud del Sahara, anche alla luce della centralità che la Legge 125 attribuisce a imprese e gruppi privati? “Lei giustamente evidenzia che la Legge 125 riconosce e valorizza l’apporto delle imprese ai processi di sviluppo e offre la possibilità di consolidare e innovare il rapporto fra cooperazione ed impresa. Il settore privato svolge un ruolo insostituibile nella crescita economica, promotore dell’occupazione, investitore nello sviluppo del capitale umano, e promotore di nuove tecnologie ed innovazione. Con la sua azione di stimolo, il settore pubblico può creare le condizioni per favorire l’intervento responsabile del settore privato nel promuovere uno sviluppo sostenibile nei Paesi partner. Tali considerazioni sono a maggior ragione valide quando pensiamo alle esigenze di sviluppo dell’Africa, che secondo le stime vedrà la sua popolazione raddoppiata nel 2050 e che ha un tasso medio di crescita del Pil pari a circa il 5%. Se il continente rappresenta per l’Europa e l’Italia una sfida in termini di sviluppo sostenibile e fenomeno migratorio, ci dobbiamo impegnare per trasformare tale sfida in opportunità. In una ottica di partnership pubblico-privata, Paesi donatori e società civile, potremo contribuire ad alleviare anche la pressione dei fenomeni delle migrazioni provenienti dall’Africa e allo sviluppo del continente. In questo contesto, i nostri progetti si concentrano sulla creazione di impiego e di possibilità economiche nei Paesi dell’Africa Sub-sahariana, che sono spesso Paesi di origine e transito di migranti. Molte delle nostre iniziative hanno ottenuto ottimi risultati in termini di sviluppo inclusivo e di sinergia tra settore pubblico e privato. Segnalo per esempio la Piattaforma d’appoggio al settore privato e alla valorizzazione della diaspora senegalese in Italia, un progetto noto come Plasepri, considerato un progetto modello. Recentemente è stata approvata la sua seconda fase, finanziata con un credito d’aiuto di 13 milioni di euro, e co-finanziata anche dall’Unione Europea e dal Governo senegalese. Crediamo che possa consolidare e migliorare i risultati della prima fase in termini di creazione d’impiego e di valorizzazione della diaspora senegalese, nell’ottica di contribuire alla prevenzione delle migrazioni irregolari. Un altro settore nel quale abbiamo ottenuto ottimi risultati, è quello del sostegno alle filiere produttive e alle piccole imprese di Paesi da noi ritenuti prioritari, quali l’Etiopia. Nella valle di Oromia, per esempio, la nostra cooperazione è tradizionalmente impegnata nel sostegno alle filiere del grano e del caffè, mentre nel giugno scorso è stato approvato un finanziamento di circa 2,8 milioni di euro all’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido) per la seconda fase di un progetto di assistenza tecnica per il miglioramento dell’industria del pellame”. / segue

(www.dire.it)

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