Mons. Galantino: “l’etica che può far bene all’impresa è quella di modelli di sviluppo che riducono le differenze e le distanze”

“L’etica che può far bene all’impresa è quella che suggerisce – praticandoli – modelli di sviluppo che contribuiscano concretamente a ridurre le differenze e le distanze. È l’etica che non sopporta un’idea di socialità nella quale si delega a pochi il compito di occuparsi del bene di tutti, mentre gli altri possono dedicarsi ai loro affari personali”. Così scrive monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nel suo editoriale del sabato su “Il Sole 24 ore” questa settimana dal titolo “Quando l’etica interpella l’impresa”. Riprendendo l’enciclica di Giovanni Paolo II, “Sollicitudo rei socialis”, che afferma che “la solidarietà è da intendere come ‘la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune’”, mons. Galantino sottolinea che legge 125/2014 (sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo) “va in questa direzione” in quanto “riconosce a pieno titolo gli imprenditori e gli attori del settore privato come soggetti della cooperazione allo sviluppo, chiamati a costruire le condizioni per un mondo in grado di promuovere la dignità di tutti”. E questo, spiega il segretario generale della Cei, “viene chiesto loro non in quanto ‘agenzie di aiuto’, ma proprio in quanto imprenditori con un compito e con delle responsabilità precise”. Le stesse suggerite dal discorso tenuto da Papa Francesco in occasione della Conferenza internazionale delle associazioni di imprenditori cattolici (Uniapac), dove ricordava che “il denaro, la disposizione verso il profitto e l’ attenzione alla crescita economica non sono di per sé cose sporche o disdicevoli”.

“Il guadagno come unico obiettivo e come traguardo – scrive mons. Galantino – porta inevitabilmente alla strumentalizzazione di tutte le tappe intermedie che a esso vorrebbero condurre: l’ uomo, i suoi valori, i suoi spazi e i suoi tempi, i suoi diritti, i suoi sacrifici e le sue speranze vengono schiacciati, soffocati, violentati dalla logica di un bieco e cinico interesse”. Per il segretario generale della Cei “l’ impresa che serve promuove l’uomo, valorizzandolo a partire dal suo impegno per fare del mondo una casa abitabile per se stesso e per le generazioni che verranno”. Si tratta di “un investimento, certamente; di un rischio, in qualche caso. Soprattutto quando si tratta di scegliere tra un aumento dei guadagni e la tutela di un valore non negoziabile per la persona”. In qualche caso, “occorre che le imprese tengano in considerazione anche la possibilità di perdite nell’immediato”. Nel fare impresa, conclude Galantino, citando Papa Francesco, “sarà sempre necessaria una generosa e abbondante gratuità. Non per mera filantropia, ma per riaffermare una volta per tutte ciò che fonda l’economia stessa: il ‘principio uomo’, lo stesso per il quale sta o cade ogni possibilità di progresso sociale ed economico”.

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