Guerra in Siria: Cingoli (Cipmo), “Conferenza Astana punto di svolta vicende mediorientali”

La Conferenza di Astana sulla Siria, dello scorso 24 gennaio, segna “un punto di svolta nelle vicende mediorientali”. I tre promotori, Russia, Turchia e Iran, “per la prima volta sono riusciti a riunire insieme i rappresentanti del regime di Assad e i gruppi armati dei ribelli, a esclusione di Isis e dei gruppi legati a Al-Qaeda, ed a raggiungere un accordo di tregua tra le parti”. È quanto scrive Janiki Cingoli, direttore del Cipmo, il Centro italiano per la pace in Medio Oriente, che in una nota pubblicata sul sito cipmo.org, fa il punto sull’esito del vertice in Kazakhstan. Oggi l’allineamento dei tre, afferma l’esperto, “è forte ed esce consolidato dalla Conferenza di Astana come anche il traballante regime di Assad. I cosiddetti ribelli moderati si aggregano al carro dei vincitori, ricercando una soluzione di compromesso con il regime, mentre Isis e i Qaedisti di Al-Nusra devono ora attendere l’attacco concentrico dei tre alleati, cui si aggiungerà la coalizione guidata dagli Usa, secondo le nuove priorità indicate dal presidente Trump, che pone al primo posto la sconfitta dei terroristi, ricercando l’alleanza con la Russia”.

Per Cingoli chi esce perdente da Astana sono in primo luogo “i regimi sunniti di stampo wahabita, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, grandi finanziatori della rivolta anti Assad e che si trovano totalmente spiazzati dalla svolta in corso. Diverso il caso dell’Egitto, che già da tempo guarda alla Russia come possibile fornitore di armi alternativo rispetto ai sempre più contingentati aiuti militari americani, e che ha accettato di allinearsi all’ipotesi almeno temporanea di una permanenza al potere di Assad”. Per Israele, poi, Assad “è sempre stato considerato ‘il miglior nemico’, anche se lo Stato ebraico guarda con preoccupazione all’accresciuto peso esercitato dall’Iran in tutta l’area”. Dal versante israeliano, scrive il direttore del Cipmo, è da notare “il consolidamento delle relazioni con la Russia. I contatti tra Netanyahu e Putin sono oramai almeno settimanali”. “Frastornata e marginalizzata” dal rinnovato asse Usa-Gran Bretagna, è l’Europa: “la sua assenza da Astana è stata al riguardo illuminante, come il tono minore con cui oramai quello che veniva chiamato l’Occidente si presenta sulla scena mediorientale. Da vedere ora – conclude Cingoli – se la possibile connessione tra Trump e Putin, di cui si attendono i primi passi, non possa riverberarsi anche sul secolare conflitto israelo-palestinese, mettendo il Governo israeliano di fronte ad una posizione ed una proposta di mediazione congiunte, che sarebbe difficile non tenere in considerazione”.

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