Giornalisti: mons. Nosiglia (Torino), “un’etica forte e condivisa” per fare fronte alla disinformazione

“Un’etica forte e condivisa” per fare fronte alle manipolazioni della comunicazione e alla disinformazione e all’indebolimento dell’impegno “a verificare le fonti delle notizie e a garantirsi dalla menzogna o da una non piena verità, con quella capacità critica propria dell’uomo adulto maturo”. A chiederla è l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia che oggi, a Torino, ha tenuto una relazione su “I diritti dell’informazione e il rispetto dell’umanità”, in un incontro promosso dall’Ordine dei giornalisti del Piemonte. “Spesso ci si trova impotenti di fronte al diffondersi di notizie e servizi, che accentuano in modo unilaterale scampoli di opinioni, che vengono assunti come assoluti e propagandati come dogmi – ha detto l’arcivescovo – per non parlare delle campagne orchestrate ad arte, per cui ci sono filoni di articoli e di messaggi, che, in vario modo, vengono offerti da tutti i mass media e che insistono a lungo per confermare tesi precostituite. E poco importa se si rivelano fasulle o non del tutto vere: ormai sono diventate di dominio comune e non si può più facilmente modificarle o smentirle”. Da qui l’esigenza di “un’etica forte e condivisa: per non limitarsi all’opinione prevalente, ai dati dei sondaggi. E per ancorarsi a un quadro di valori condivisi, che minimali non sono: il senso dello Stato, del servizio pubblico, delle istituzioni”.

Altro ambito “particolarmente delicato” segnalato da mons. Nosiglia è quello dei minori. Parlando di emergenza educativa, l’arcivescovo ha rimarcato la rilevanza che hanno i mass media nella “formazione etica dell’uomo nella sua crescita culturale ed interiore” e messo al corrente dei rischi che i minori corrono davanti all’uso improprio dei media. “Attraverso i telefonini e internet, in modo particolare le applicazioni, la rete passa un ‘mondo nuovo’ che rischia di sfuggirci; un mondo – ha spiegato il presule – che i ragazzi conoscono meglio dei loro educatori e che sanno usare con scaltrezza e grande abilità, ma che li conduce su vie assai rischiose e ‘drogate’ da messaggi devastanti per la loro crescita umana ed etica”. Dall’arcivescovo di Torino è giunta anche l’esortazione ai giornalisti a “far emergere nella cronaca non solo e prevalentemente le cose che non vanno, la cosiddetta cronaca ‘nera’ o comunque la denuncia di ciò che è riprovevole e pure condannabile, ma anche le buone pratiche che sono presenti nella nostra società, relative ad ambiti che riguardano l’attuale situazione di crisi”. L’incontro odierno è stata anche l’occasione per lanciare una proposta concreta: un master di formazione professionale per giornalisti, sia della carta stampata che dei media, che seguono, in modo sistematico, il mondo ecclesiale ed ecclesiastico in diocesi aperto anche a tutti i collaboratori di giornali diocesani, degli uffici curiali, dei bollettini parrocchiali, degli istituti religiosi, dei siti che, numerosi, stanno crescendo anche nella diocesi del capoluogo piemontese.

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