Funerali morti elicottero: mons. Petrocchi (L’Aquila), “non esistono ‘anestetici’ capaci di sopire questo grido dell’anima”

Giuseppe Petrocchi

“Si avverte un dolore forte e pervasivo, che abita nel cuore dei parenti, ma avvolge anche l’intera comunità, ecclesiale e sociale. La sofferenza, quando raggiunge una intensità alta, provoca un blocco espressivo: l’angoscia viene pienamente avvertita, ma non si riesce a dirla. Si comunica più attraverso gesti, che con le parole, le quali fluiscono in forme essenziali e pronunciate con fatica”. Lo ha detto oggi mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo de L’Aquila, durante la Messa esequiale celebrata, nella basilica di San Bernardino, per i soccorritori, morti per la caduta dell’elicottero. “ Registriamo, attoniti – ha aggiunto -, una successione stressante di eventi traumatici, che, come onde impetuose, si sono rovinosamente abbattuti sul nostro territorio e sulla nostra gente. Penso a tutti coloro che hanno perso la vita, e davanti a queste tragedie, una domanda, ci raschia l’anima: ‘Perché? Perché queste vite cariche di promesse e di speranze? Perché ora, perché così, perché loro?’”. Sono, per il presule, “interrogativi che vanno rispettati, lasciandoli risuonare nel silenzio dell’anima. Occorre, perciò, resistere alla tentazione di rimuoverli forzatamente, con risposte banali o fuorvianti. Non esistono ‘anestetici’ capaci di sopire questo grido dell’anima: occorre, sostare, con fede, davanti al mistero, lasciando che sia Dio – e Lui solo – a dare la risposta invocata”. La Pasqua di Gesù, ha sottolineato mons. Petrocchi, “svela che la morte è passaggio”. In questa luce, “la morte rappresenta un distacco doloroso, ma anche un ingresso nella patria celeste, perché è approdo in una nuova unità con Dio, con se stessi e con gli altri”.

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