Maternità surrogata: Palazzani (Comitato bioetica), “paletti” a turismo procreativo. “Non basta provare affetto per essere riconosciuti genitori”

“Una sentenza importante, che non ci dice tutto sui limiti di liceità della maternità surrogata, ma che almeno pone dei paletti”: Laura Palazzani è docente di Filosofia del diritto all’Università Lumsa di Roma e vice presidente del Comitato nazionale per la bioetica. Per il Sir commenta la sentenza odierna della Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso “Paradiso-Campanelli contro Italia”. “Si tratta – aggiunge – di un pronunciamento di notevole rilievo, anche perché è una sentenza definitiva che fa giurisprudenza a livello internazionale”. Secondo la professoressa Palazzani “si stabilisce anzitutto un limite al turismo procreativo, secondo il quale una coppia che ha avuto un bambino all’estero mediante la maternità surrogata (proibita nel proprio Paese) tornava in patria con la quasi automatica certezza del riconoscimento del bambino nato come proprio figlio”. Altrettanto interessante il fatto, secondo l’esperta di bioetica, che “la Grande Chambre abbia stabilito che non c’è, in questo caso, violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, che tratta del diritto al rispetto della vita privata e familiare”. Secondo Palazzani il pronunciamento va nella direzione della protezione dell’interesse superiore del bambino, riconoscendo che vi sono “condizioni minime per stabilire quando sussista un legame familiare, identificate nella presenza di un legame biologico e nella conformità alla legislazione internazionale dell’adozione”. “Questi sono ritenuti requisiti minimi per evitare l’incertezza e precarietà giuridica dei legami genitori/figli”. “Non basta provare affetto e vivere per qualche tempo con un bambino per essere riconosciuti genitori”.

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