Cardinale Bagnasco: all’Agesci, “non naturalizzare il Vangelo”. Fede “non è scuola di fraternità ma luce che indica la verità”

(Avvenire) “Dobbiamo essere attenti” a “non naturalizzare il Vangelo”. “La fede non può essere ridotta a un’ idea o a una scuola di fraternità. È molto di più. È la luce vera che cambia la vita, che indica la strada della verità contro la menzogna”. E’ il monito che il cardinale presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ha rivolto ieri agli oltre trecento capi dell’ Agesci, la maggiore associazione scautistica italiana (più di 180mila iscritti) riuniti ad Assisi per il convegno nazionale in occasione del centenario dello scautismo cattolico italiano. Il cardinale, con un passato di scout del quale va orgoglioso, mette in guardia dal “togliere la dimensione soprannaturale” del Vangelo. “La verità – spiega – è Cristo che dà volto ai nostri volti, a quello dei nostri ragazzi , è il nostro compagno di viaggio, è il nostro destino”. Con lui i vescovi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, l’ arcivescovo Domenico Sorrentino e di Cremona, Antonio Napolioni, e l’ ausiliare di Perugia- Città della Pieve, Paolo Giulietti, questi ultimi due anche loro scout. Tre i punti dell’analisi offerta dal presidente Cei. Anzitutto la “cultura della distrazione”, del “si dice, si pensa, si fa. Il pensiero unico che stabilisce ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare”. Poi la domanda: “Ci siamo dimenticati qualcosa?”. “Domande radicali – precisa- che non riguardano il come ma il perché. Stiamo perdendo il gusto di interrogarci sul perché della vita. Domande che sono dentro di noi, niente e nessuno le potrà cancellare”. La risposta, conclude Bagnasco, “e accogliere la luce, è accogliere il Verbo di Dio, il pensiero di Dio”.

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