Fede e cultura: Sequeri (teologo), “l’etica non ha che fare nè con la legge, nè col desiderio”

“L’etica non ha a che fare né con la legge né col desiderio, ha a che fare col voler bene”. Non è solo la sintesi del cristianesimo, ma anche dell’insegnamento di Bergoglio in questo ambito. Lo ha detto monsignor Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio Istituto per studi su matrimonio e famiglia, intervenendo al convegno su “Il cristianesimo al tempo di Papa Francesco”, svoltosi a Roma presso Palazzo Firenze, sede della Società Dante Alighieri. Oggi, l’analisi del teologo, siamo di fronte a uno “svuotamento dell’etico”, di fronte al quale “reagiamo con ambivalenza: il vuoto che abita l’umanesimo ci fa orrore e nello stesso tempo ci incanta, e questo incantamento non va sottovalutato”. “L’etica di un umanesimo condiviso – ha spiegato Sequeri – era la parola d’ordine della modernità, dove il sentimento e la ragione di una comune umanità offrivano una giustificazione spontanea all’impegno morale”. Oggi anche questo “credo minimo” è venuto meno: “Anche a prescindere dal rimando alla dimensione religiosa – ha fatto notare il teologo – la seconda secolarizzazione ha prodotto una destabilizzazione del profilo morale nella sfera pubblica”. Questo “congedo dal credo etico”, secondo Sequeri, non può essere compensato da concetti come “libertà, dignità, diritti umani”: si tratta di “una necrosi culturale dell’etico” che nei giovani può arrivare anche a diventare “anestesia affettiva della coscienza morale” e che può essere superata solo, da parte dei credenti, testimoniando – come fa il Papa – che “il giudizio morale non è offerta, contratto, utile, ideale: è dover essere di un’azione e di un’offerta che onorano un modo umano di agire efficacemente e di voler bene”. È “il potere dell’ingiunzione, resa credibile dalla serietà della testimonianza e dall’appello alla coscienza”.

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