Diocesi: mons. Moraglia (Venezia), “solo il Cristo crocifisso è in grado di rispondere a gemiti e aneliti dell’umanità crocifissa”

“Porre al centro della predicazione delle Chiese e, ancor più, del Nuovo Testamento qualsiasi altro fondamento che non sia il Cristo crocifisso è tradire la fede biblica, distorcendo la Parola di Dio e sviando l’uomo”. Lo ha affermato oggi pomeriggio il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, nel corso dell’incontro ecumenico che si è tenuto nella basilica di San Marco alla presenza del vescovo Siluan della diocesi ortodossa romena d’Italia. Il patriarca ha incentrato la sua riflessione sulla “theologia crucis”, “la grande intuizione di Lutero che – rispettando lo specifico delle differenti confessioni cristiane – va tenuta desta e, incessantemente, va posta al centro della predicazione”. “La ‘theologia crucis’ è – e non potrebbe essere altrimenti – cristocentrica”, ha proseguito Moraglia, sottolineando che “Lutero – a differenza della teologia cattolica – prenderà le distanze dalla teologia naturale per iniziare da Gesù Cristo, il solo capace di rivelare il vero volto di Dio”. Per il patriarca, “solo il Cristo crocifisso è capace di rispondere alle domande di un’umanità che, a sua volta, è fatta di uomini e donne crocifissi a causa della loro storia di peccato, d’ingiustizia e prevaricazione”. “Solo Lui, il Cristo crocifisso, è in grado di rispondere ai gemiti e agli aneliti più profondi di questa umanità crocifissa al proprio peccato”, ha proseguito Moraglia, rimarcando che “solamente nel Cristo crocifisso noi abbiamo la risposta alle domande che s’innalzano da tutte le generazioni, nei momenti più drammatici della storia, e soprattutto quando gli uomini e le donne si pongono le domande sulla sofferenza, sull’ingiustizia e sulla morte”.

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