Terra Santa: Da Cuhna (Ccee), su occupazione militare “non possiamo tacere”

“Non possiamo tacere. Non lasciare che nel cuore dei cristiani e delle società occidentali un conflitto aperto da 50 anni, con un’occupazione militare in atto, passi per ‘normale’. Invece è uno scandalo. C’è una responsabilità anche pastorale che dobbiamo assumerci come sacerdoti e vescovi che è quella di portare il popolo a prestare attenzione alla Terra Santa, con tutte le sue luci e le sue ombre”. Monsignor Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee, il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, traccia al Sir un bilancio della visita di solidarietà del Coordinamento dei vescovi di Usa, Ue, Canada, Sud Africa che si è chiuso oggi a Betlemme (dal 14 gennaio). Le visite a Gaza, a Hebron, Jaffa e Gerusalemme, gli incontri con attivisti dei diritti umani e le comunità cristiane locali, hanno avuto tutte un unico filo conduttore, i 50 anni dell’occupazione militare israeliana dei Territori Palestinesi (1967/2017). Riferendosi a quanto riportato nel comunicato finale diffuso stamattina, in cui i vescovi ribadiscono, tra le altre cose, la loro opposizione agli insediamenti e all’occupazione militare, unite alla necessità di aiutare la popolazione di Gaza e di incoraggiare la resistenza non violenta, mons. da Cunha sottolinea anche la necessità “di pregare, di gridare a Dio. I muri che gli uomini hanno costruito qui sono troppo alti perché possano essere distrutti soltanto umanamente. Abbiamo visto cadere dei muri che nessuno credeva potessero crollare. Sono il segno della Provvidenza di Dio che assiste l’uomo”. Una volta rientrati nei rispettivi Paesi, annota il Segretario del Ccee, “i vescovi e i membri del Coordinamento sono chiamati, ciascuno secondo le proprie possibilità, a sensibilizzare le Chiese locali sui problemi della Terra Santa e dei suoi cristiani”. Sensibilizzazione che deve investire anche “i Governi e i media”. Strumento privilegiato di persuasione è il pellegrinaggio: “i vescovi della Terra Santa ci invitano a venire in pellegrinaggio nei Luoghi di Gesù. Anche in questo modo si aiuta la causa della pace, si sostengono i fedeli di qui e si evita la loro emigrazione. Il pellegrinaggio tiene viva la fede dei nostri fedeli e la speranza dei cristiani locali”.

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