Monastero di Bose: patriarca Youhanna X di Antiochia, “i dialoghi teologici superino le barriere della Storia”

È “giunto il tempo che i nostri dialoghi teologici superino le barriere e i complessi della Storia” e comprendano che “le nostre divisioni rendono sterile la nostra testimonianza”. Si è rivolto con questo messaggio di unità tra le Chiese il patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente Youhanna X (Yazigi) ai partecipanti al convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa che si è aperto questa mattina al monastero di Bose. Non potendo partecipare personalmente, il patriarca ha affidato il testo della sua relazione a Porphyrios Georgi, decano della Facoltà teologica dell’Università di Balamand. “Il mondo oggi, fratelli – ha scritto il Patriarca – è in uno stato di smarrimento. Attende da noi cristiani volti oranti, una comunione autentica e una vera unità che superi le barriere della Storia, i suoi peccati e le sue ferite. Il mondo oggi ha un impellente bisogno di una testimonianza cristiana fondata sull’incontro e la comprensione, di una voce cristiana unificata e franca che risponda agli interrogativi che lanciano una sfida all’uomo d’oggi in tutte le crisi sociali che è chiamato ad affrontare”. “Come possiamo essere fautori di pace e far ascoltare la nostra voce in un mondo che in noi non vede che tensioni, divisioni, parcellizzazioni?”, ha chiesto il Patriarca. Nella sua relazione dal titolo, “Il sangue dei martiri, seme di comunione”, il Patriarca ha nominato, uno ad uno, tutte le vittime della violenza ripercorrendo la lunga scia di sangue fino a giungere a padre Jacques Hamel morto in Francia, “ucciso tra l’altare e il santuario” (Mt 35,23). “Senza dubbio – ha quindi detto il Patriarca – le sofferenze dei cristiani in questa nostra ultima crisi rappresentano per noi il miglior incentivo a pensare attentamente alla nostra unità come cristiani e a dare priorità a un’azione seria tesa a realizzarla”. Ma ciò richiede un ecumenismo della conversione. “I martiri della Chiesa dei giorni nostri ci ricordano che ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide. Ma come possiamo rispondere in maniera pratica al loro appello? Ognuno di noi è disposto ad ammettere la propria responsabilità nell’allargare il fossato che divide le nostre Chiese? Ognuno di noi è disposto ad ammettere i propri errori commessi lungo il corso della Storia e in particolare quegli errori che hanno contribuito a dividere il Corpo di Cristo? Siamo pronti a curare, con onestà, le ferite del passato e a liberarci della memoria dell’inimicizia?”.

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