Cardinale Bagnasco: serve “serena ansia apostolica, senza preferenza di persone e senza equilibrismi”

Congresso eucaristico nazionale (Genova, 15 settembre 2016)

“Siamo tutti esposti al pericolo di rallentare il passo e di assestarci in uno schema che frena l’impegno: può succedere nella vita personale come nella comunità cristiana e nella stessa società”. Si parla di realismo cristiano, nell’omelia della Messa di apertura del Congresso eucaristico nazionale, celebrata dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei. “Come credenti, siamo qui per ritrovare una serena ansia apostolica, così da dire ovunque che Gesù è il Signore, senza preferenza di persone e senza equilibrismi di inutile prudenza”, l’invito del porporato: “Possa dimorare in noi l’ardore del seminatore del Vangelo che sparge a larghe mani senza calcoli: lo fa – potremmo dire – perfino senza criterio, rischiando di perdere la semente sulla strada, tra le pietre e tra i rovi”. La Chiesa “non è un’organizzazione, ma il Corpo di Cristo”, ha puntualizzato il presidente della Cei, e “il nostro compito non è quello di scegliere i terreni, i luoghi, le persone, le categorie: dobbiamo, piuttosto, avere il tratto largo e abbondante del braccio, e soprattutto del cuore! I criteri della missionarietà, come di ogni pastorale, sono infatti quelli delle persone”. “Il gesto instancabile del seminatore non è solo generoso – ha proseguito -: è anche sereno e pieno di fiducia”, perché “il frutto del seme non dipende da noi, ma dal seme stesso”. “Sappiamo che la semente è buona e feconda in se stessa, e questo ci rassicura”, le parole del cardinale: “Sappiamo che questo seme è la parola di Cristo: noi siamo i piccoli operai del Vangelo, gli umili braccianti della vigna, mentre Lui è il Seme e il Seminatore, colui grazie al quale il raccolto matura, quindi non secondo i nostri tempi, ma con quelli del Signore. Questa fiducia ci consente, dopo aver faticato tutto il giorno, di poter anche andare a riposare sereni: domattina usciremo di nuovo da casa, dalle nostre sicurezze, e di nuovo andremo incontro alla novità dei terreni, ad imprevisti lieti o dolorosi. Ma il nostro cuore starà nella pace, sapendo che il Signore è fedele”.

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