Ue: Trento, a Draghi il Premio De Gasperi. Contro i nazionalismi “risposte più efficaci ai cittadini”

“La costruzione della pace, questo risultato fondamentale del progetto europeo, produsse immediatamente crescita, iniziò la strada verso la prosperità. Al suo confronto stanno le devastazioni dei due conflitti mondiali”. Nel ricevere il Premio De Gasperi a Trento, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha tenuto oggi un discorso nel quale ha dapprima ripercorso i tratti dell’integrazione comunitaria, per giungere a considerazioni utili per interpretare le sfide presenti. “I cittadini dell’Ue acquistano”, con l’avvio della Comunità, “il diritto di vivere, lavorare e studiare in qualsiasi Paese dell’Unione; con l’istituzione delle corti di giustizia europee beneficiano dello stesso livello di tutela ovunque si trovino. Il mercato unico non è mai stato soltanto un progetto diretto ad accrescere l’integrazione e l’efficienza dei mercati. È stata soprattutto una scelta dei valori rappresentati da una società libera e aperta, una scelta dei cittadini dell’Unione europea”. Inoltre “il progetto europeo ha sancito le libertà politiche, ha fin dall’inizio promosso il principio della democrazia liberale. Garante dei principi democratici, è stato il punto di riferimento per Paesi che volevano sottrarsi alla dittatura o al totalitarismo”, come Grecia, Portogallo, Spagna e i Paesi dell’Europa centrale e orientale. “Non è dubbio che queste libertà abbiano contribuito al benessere dell’Europa. È anche per queste libertà, che oggi flussi imponenti di rifugiati e di migranti cerchino il loro futuro nell’Ue”. Ma “una insoddisfazione crescente nei confronti del progetto europeo ha caratterizzato gli ultimi anni del suo percorso. Con il referendum del 23 giugno i cittadini del Regno Unito hanno votato a favore dell’uscita dall’Unione”. Draghi ha rimarcato i grandi problemi degli ultimi tempi, dalla crisi economica agli “imponenti flussi migratori” in arrivo che “rimettono in discussione antichi costumi di vita, contratti sociali da tempo accettati, risvegliano insicurezza, suscitano difese”. “Il senso di abbandono provato da molti non deve sorprendere. L’ansia è crescente. Le risposte politiche a essa date talvolta richiamano alla memoria il periodo tra le due guerre: isolazionismo, protezionismo, nazionalismo”. Per Draghi “l’impianto dell’integrazione europea è saldo, i suoi valori fondamentali continuano a restarne la base, ma occorre orientare la direzione di questo processo verso una risposta più efficace e più diretta ai cittadini, ai loro bisogni, ai loro timori e meno concentrata sulle costruzioni istituzionali”. Emerge dunque una domanda: “lavorare insieme è ancora il modo migliore per superare le nuove sfide che ci troviamo a fronteggiare? Per varie ragioni, la risposta è un sì senza condizioni. Se le sfide hanno portata continentale, agire esclusivamente sul piano nazionale non basta. Se hanno respiro mondiale, è la collaborazione tra i suoi membri che rende forte la voce europea”.

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