Diocesi: mons. Fiorini Morosini (Reggio Calabria), “è opera consolatoria mettere in sicurezza edifici e fermare abusivismo”

“È opera consolatoria prevenire il male, correre ai ripari per mettere in sicurezza gli edifici, i letti dei fiumi, fermare l’abusivismo. È opera consolatoria impiegare il denaro elargito per questi scopi, sconfiggendo la corruzione nell’amministrazione della cosa pubblica, che è uno dei nostri mali endemici e un vero attentato alla vita umana”. A dirlo è stato stamattina l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, in occasione della festa della Madonna della Consolazione, patrona della diocesi e della città di Reggio Calabria. Citando il recente terremoto che ha colpito l’Italia Centrale, il presule ha sottolineato che aver visto “sbriciolarsi edifici, sui quali si era intervenuti per renderli antisismici, ci pone l’interrogativo se il dio denaro possa essere ancora così cinico ed impietoso!”. Per il presule, “vedere nelle mappe del pericolo sismico in Italia il rosso del rischio grave nella nostra Regione ci fa chiedere: non sarebbe già opera consolatoria per il popolo sapere che questo problema verrà affrontato rapidamente?”. Di qui l’augurio “che non si aspetti il peggio. Dobbiamo tenere saldo in mano oggi il nostro futuro e chiedere a Dio la forza di essere, per quel che possiamo, consolatori di noi stessi”. Il presule reggino ha quindi parlato del rapporto fede/vita sottolineando che “la scissione tra fede e vita è l’assurdo di certe celebrazioni patronali con processioni senza senso. Non voglio generalizzare, perché la fede di tanta parte del nostro popolo è grande e c’è lo sforzo di coniugarla con la vita” ma “c’è bisogno di insistere ancora sulla revisione della nostra vita. Non si può parlare di fede come tessuto che regge a livello generale, nel nostro paese, nella nostra Regione o nella nostra città, sei poi permangono i bubboni della corruzione e della delinquenza organizzata”.

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