Sport: Magoga (“L’Azione”), “vigilare sempre per custodirne la dimensione umana e pedagogica”

“Voglio ostinatamente pensare che lo sport possa essere un luogo in cui una persona è educata, un po’ alla volta, ad ideali nobili e alti. Un luogo educativo, insomma”. Lo afferma don Alessio Magoga, direttore de “L’Azione”, nell’editoriale pubblicato sull’ultimo numero del settimanale della diocesi di Vittorio Veneto. In pieno periodo olimpico, la riflessione di don Magoga è dedicata allo sport: “voglio credere che resti una cosa bella. E voglio pensare che anche oggi possa essere il luogo in cui un giovane impara ad apprezzare il lavoro di squadra, il sacrificio, la costanza, il rispetto delle regole e dell’avversario”. “Un luogo – aggiunge il direttore – in cui si impara a tirar fuori l’entusiasmo, la grinta, la voglia di lottare per raggiungere un obiettivo”. Ricordando come “molte società sportive, anche del nostro territorio, sono nate proprio all’ombra del campanile, in un oratorio parrocchiale”, Magoga afferma che “al valore educativo dello sport crede Papa Francesco”. “Purtroppo – osserva il direttore – sappiamo che nello sport c’è anche dell’altro. Basti pensare alla piaga inquietante e dilagante del doping per ottenere la vittoria ad ogni costo oppure ai troppi soldi che girano in alcuni ambienti sportivi”. “Mi chiedo se sono eticamente accettabili certi contratti di allenatori e giocatori, ad esempio, del mondo del calcio”, prosegue Magoga, secondo cui “è necessario vigilare sempre per custodire la dimensione ‘umana’ e pedagogica dello sport”. “Alcuni episodi recenti confermano che ciò è ancora possibile e che lo sport può essere qualcosa di sano”, osserva il direttore, richiamando “l’impresa commovente dell’Islanda” agli Europei di Francia, “le parole straordinarie di Chaves” sconfitto da Nibali al Giro d’Italia o la “straordinaria impresa del Leicester di Ranieri”. “Se lo sport può aiutare anche oggi i nostri giovani ad impegnarsi in un ‘lavoro di squadra’ – conclude Magoga – allora è senza dubbio da salvare e promuovere, ovunque, dentro e fuori i cortili delle parrocchie”.

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