Siria: mons. Zenari (nunzio), presa di mira la popolazione civile. Cresce il numero dei bambini uccisi. Ad Aleppo bombe sui cristiani

“La protezione dei civili” si è rivelata “un fallimento in questi cinque anni e mezzo di guerra: se pensiamo che quotidianamente sono colpiti ospedali, scuole, mercati popolari, addirittura campi profughi, chiese, moschee; se pensiamo che la popolazione civile innocente è stata più volte ormai nel corso degli ultimi tre anni vittima, per esempio, dell’arma chimica…”. Il nunzio in Siria, mons. Mario Zenari, commenta per Radio Vaticana, quanto sta accadendo nel Paese mediorientale e in particolare ad Aleppo, dove sono in corso scontri tra l’esercito di Assad e le forze ribelli. Il Papa ieri ha ricordato all’Angelus la tragedia in atto nel Paese. E mons. Zenari le rilancia, facendo inoltre riferimento alle sofferenze della popolazione siriana, colpita da guerra, fame e sete. “Pensiamo ad Aleppo dove qualche mese fa sono state chiuse le condutture dell’acqua; pensiamo ancora ai medicinali, alle volte anche questi usati come arma: in alcune località è vietato l’accesso ai medicinali, agli strumenti chirurgici… E poi tra queste vittime civili – come ben ricorda il Papa – ci sono i bambini. Qui fino a un anno fa, le statistiche parlavano di circa 14mila vittime tra i bambini e i minorenni morti in Siria, ai quali poi vanno aggiunti quelli morti nelle traversate del mare, alcuni di questi bambini morti per fame, diversi mutilati…”. Il Papa ha parlato di mancanza di volontà di pace dei potenti… “Qui si tocca con mano come purtroppo la Siria sia divenuta un campo di battaglia per interessi geopolitici regionali e internazionali. Sempre di più è diventato evidente che è una guerra per procura; è una guerra molto complicata e qui si esigerebbe – come dice anche il Papa – una volontà più forte, più decisa da parte dei potenti per poter calmare questa terribile guerra”.
Qual è la situazione dei cristiani? “La situazione dei cristiani dipende dalle zone in cui si trovano; sono esposti, come tutti, a queste sofferenze. Per quanto riguarda le zone tenute dallo Stato islamico, non abbiamo più comunità, come a Deir Ezzor, come a Raqqa: lì i cristiani sono partiti ancora prima che arrivasse lo Stato islamico. Abbiamo tre parrocchie tenute da Francescani nel Nord Ovest, nella zona di Idlib: è una zona molto, molto ‘calda’, una zona sotto il dominio di quello che fino a quale giorno fa si chiamava ‘al Nusra’. Lì vive circa un migliaio di cristiani: sopravvivono; hanno la possibilità di frequentare la chiesa, di pregare, ma non possono manifestare all’esterno la loro fede né con le croci né con il suono delle campane”. E poi c’è la zona di Aleppo: “L’ho visitata un mese e mezzo fa; questi nostri quartieri cristiani sono posti proprio sulla linea di demarcazione e lì ho visto le nostre cattedrali, come anche quelle ortodosse, distrutte: una cosa impressionante. Quindi, i cristiani delle nostre comunità di Aleppo sono attualmente quelli più esposti a tiri di mortai e bombe”.

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